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Veicoli industriali: a maggio mercato ancora in caduta libera

Scritto da

Valeria Di Rosa

il 11 Giugno 2020

La stima del mercato dei veicoli industriali con massa totale a terra superiore alle 3,5t elaborata del Centro Studi e Statistiche di UNRAE indica nel mese di maggio 2020 una perdita di -41,7% rispetto al maggio del 2019 (1.414 unità immatricolate contro 2.424), portando il consolidato dei primi cinque mesi del 2020 a -30,1% sullo stesso periodo del 2019 (7.583 unità contro le 10.849).

Sono questi i dati emersi nell’ultimo comunicato stampa di UNRAE, l’Associazione delle Case estere, che mettono in luce la crisi del settore dei trasporti, nonostante la centralità che il comparto ha avuto durante il lockdown.


Nel comparto dei veicoli pesanti, con massa totale a terra uguale o superiore a 16t, a maggio 2020 si è registrata una caduta del -42,1% rispetto a maggio 2019 (1.091 unità immatricolate contro 1.885) che porta ad un calo di -29,6% il consolidato dei primi cinque mesi del 2020 (6.229 unità immatricolate contro 8.844).



“Monitoriamo costantemente – commenta Franco Fenoglio, Presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAEi dati di immatricolazione di questo periodo, soprattutto per cominciare a farci un’idea di quale potrà essere la situazione nella quale ci troveremo alla fine dell’anno, quando si vedranno con chiarezza quali e quanti danni ha provocato la crisi sanitaria e la sua gestione complessiva. In occasione della nostra Conferenza Stampa dello scorso 8 maggio abbiamo indicato due possibili scenari per il dato consolidato di mercato del 2020: un worst case con una perdita del 40% e un best case con -30%. Ebbene, dalle considerazioni che possiamo fare oggi sembra che ci dovremo orientare purtroppo sulla previsione peggiore. Da settembre prevediamo infatti un ulteriore arresto del mercato con conseguenze disastrose sui risultati dell’anno. Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti quanto l’andamento effettivo del mercato sia legato da un lato alla pronta disponibilità dei fondi già stanziati e dall’altro, nella situazione attuale, agli interventi in sostegno della liquidità delle aziende. Eppure, ancora oggi, non è così”.


“Il mercato dei veicoli industriali – continua Fenoglio – non è un settore che procede per conto suo, ma risente della solidità del sistema logistico in generale, infrastrutture comprese, e dell’autotrasporto in particolare che, a sua volta, dipende dalla capacità politica di individuare strategie di sviluppo certe, che consentano a tutti coloro che operano nel settore del trasporto e della logistica di effettuare investimenti produttivi e recuperare competitività e sostenibilità. Abbiamo in più sedi e in tutte le occasioni possibili chiesto ripetutamente una particolare attenzione concreta per il settore dell’autotrasporto. L’emergenza sanitaria ha messo brutalmente in evidenza quanto questo settore sia economicamente e socialmente fondamentale e strategico per il nostro Paese. Eppure, finita la stagione della facile retorica sul ruolo determinante del trasporto, sono rimasti soltanto tanti proclami e vaghe rassicurazioni a indorare la pillola della solita distrazione della politica aggravata dall’inerzia della burocrazia”.


Il modo più costruttivo di dimostrare che si è capita finalmente la lezione sarebbe quello di rendere disponibili con urgenza i fondi per investimenti già stanziati, mettendoli subito e con procedure semplici a disposizione delle aziende, senza imperdonabili – per non dire inspiegabili – ritardi, visto che siamo già a metà giugno 2020 e ancora non sono stati pubblicati i decreti relativi ai residui del 2019 e ai fondi complessivamente stanziati per il 2020 e il 2021.


“Non ci stanchiamo di ripetere – conclude Fenoglio – che occorre creare un fondo strutturale per incentivare con continuità il rinnovo del parco nei prossimi anni e sbloccare nell’immediato le procedure per concedere liquidità alle aziende, prima che le perdite sul campo, tanto nell’autotrasporto quanto nella filiera di produzione e distribuzione dei veicoli industriali, diventino irrecuperabili, trasformando oltre tutto un potenziale serbatoio di occupazione in una voragine di disoccupazione”.


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