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Ruote commerciali

L’hard test di Volkswagen: Caddy maxi van

Scritto da

Luca Barassi

il 30 Aprile 2009

Il commerciale della casa tedesca è  un piccolo gioiello in grado di coniugare  perfettamente prestazioni e comfort Il nostro driver  ha fatto davvero fatica a trovargli un difetto. Ecco come è andata



Se nella vita vi sentite un po' soli e captate il bisogno di rapporti affettivi, il nuovo Caddy non è per voi. Infatti, se ci si basa soltanto sulla cordialità, il nuovo raffinato mezzo della casa tedesca non ne è certo un campione. Infatti, è molto snob e  forse un po’ scostante.


Ma, scherzi a parte, questo attacco un po' denigratorio non deriva da un difetto, ma da un grande pregio. Caddy è estremamente austero, tutti i suoi  comandi e la sua strumentazione sono messi al posto giusto. Il design dell'abitacolo e della plancia è praticamente perfetto.


Comunque, ci scateniamo in una disperata ricerca di magagne ma, alla fine, troviamo poco e nulla.


E il Volkswagen Caddy, ben consapevole di non avere nulla da rimproverarsi, conclude la vicenda guardandoci con fare sprezzante!


Quindi, se siete assaliti dall’ansia che deriva dalla superiorità altrui, non vi rimarrà che ricorrere a qualche seduta dallo psicologo!




Un posto per ogni cosa


Insomma, tutto è davvero ben combinato. I materiali degli interni sono molto tedeschi, molto automobilistici, molto funzionali. Pulsanti e levette si manovrano come se, fin dall'esame della patente, si fosse passato il tempo solo a bordo di un Caddy. E nemmeno valutando la posizione dei vari portaoggetti siamo riusciti a trovare i difetti che normalmente indichiamo: la scarsa capacità di tanti cruscotti di alloggiare i piccoli oggetti quali il cellulare, il pacchetto di sigarette o le pastiglie per la tosse. Al contrario, il commerciale VW dispone di un numero infinito di luoghi dove riporre questi particolari e, sulla sommità del cruscotto, addirittura di una grande vasca portaoggetti  divisa in vari comparti di diverse dimensioni e profondità. In pratica, una sorta di cassetto da ufficio dove, addirittura, è anche possibile posizionare un navigatore portatile senza bisogno di utilizzare l’antipatica ventosa da parabrezza. I sedili sono perfettamente profilati e si contraddistinguono per la classica durezza teutonica, lodi anche per la leva del cambio il cui pomello, al momento del bisogno, si trova – in modo del tutto naturale – sulla traiettoria della mano destra.


Il design del quadro strumenti è chiaramente mutuato dalla produzione Vw-Audi, ma il progettista, in quel momento, era evidentemente colto dal sacro fuoco della sportività. Infatti, il tachimetro è tarato fino a 260 km orari! Ottima, comunque, la visibilità di tutta la strumentazione che è racchiusa in un cruscottino con al centro un ampio display dai caratteri illuminati in rosso che fornisce moltissime informazioni, tra le quali quelle del computer di bordo, tanto utile per tenere d'occhio i consumi. Ma la casa tedesca ha pensato anche agli assetati cronici, infatti nella consolle centrale sono alloggiati ben quattro porta lattine. Per quanto riguarda la climatizzazione interna il veicolo è dotato di un impianto semiautomatico con una portata d'aria (veramente di tutto rispetto) regolata da un ventilatore a quattro velocità. Il numero delle bocchette e, specialmente, la quantità di aria che vi transita è notevole, infatti in situazione di forte appannamento causato dalle condizioni atmosferiche, ci siamo resi conto che la possibilità di pulire il parabrezza in tempi brevissimi è un fatto concreto. Ma c’è di più: come sulla maggior parte dei prodotti germanici la temperatura massima del riscaldamento, nei nostri climi, risulta proibitiva. Infatti, anche nelle giornate gelide, occorre posizionare il comando con cautela, a meno che non si voglia finire letteralmente arrosto.




E ogni cosa al “suo” posto


Ma Caddy è un furgone, non una berlina di lusso. Quindi la maggior parte dell'attenzione dell’acquirente sarà rivolta al vano posteriore, dove dovranno essere trasportati oggetti che, poi, sono la concreta realtà quotidiana di chi si dota di simili mezzi. La soluzione di allungare l'arcinoto Caddy rendondolo Maxi si è rivelata assolutamente vincente. La lunghezza massima del veicolo è di circa 4,9 m, quindi non spinta al punto di rendere difficile la manovrabilità all'interno dei centri urbani o impossibile il parcheggio. In compenso la lunghezza del vano di carico è di ben 2,25 m e la larghezza dell'accesso al vano posteriore di 1,18 m. Il punto più largo della zona commerciale, poi, raggiunge i 1,55 m.


Numeri di questo genere chiariscono subito che la possibilità di portare anche colli ingombranti e normalmente destinati a veicoli di maggiori dimensioni, sul Maxi è reale. Il tutto, inoltre, è favorito dalla presenza di ben otto anelli di ritenuta del carico che permetteranno un ancoraggio più che soddisfacente.


Insomma, questo furgone dal punto di vista del carico, ha certamente una marcia in più.




Catena cinematica brillante


Ma anche il capitolo della motorizzazione vede soluzioni molto brillanti. Il veicolo in prova disponeva del motore 1.9 TDI quattro cilindri da 77 Cv e 250 Nm di coppia (ma esiste anche un due litri da 103 Cv), quindi un propulsore piuttosto brillante che permette di raggiungere i 100 km/h in poco più di 13 secondi ed una velocità massima (forse anche eccessiva visto la guida disinibita di  tanti conducenti di furgone) che si attesta intorno ai 166 km orari. Non per nulla l'impianto frenante è stato generosamente dimensionato: questo furgone dalle velleità sportive è allestito con freni a disco sulle quattro ruote, anteriori autoventilanti, Abs e il tutto poi si accoppia alla presenza dell'Asr (la regolazione dell'antislittamento delle ruote) e dal sistema Msr che regola l'erogazione dell'effetto frenante nel motore e tutela il troppo allegro autista da pericolose imbardate.


Ma passiamo ora a spendere qualche parola sulle sensazioni di guida che Caddy fornisce al conducente.


Ottima, in generale, la posizione di guida e confortevole lo sterzo. Quest'ultimo, poi, dispone di un servocomando che si dimostra efficiente nelle manovre ma che non perde mai del tutto un minimo di durezza, consentendo quindi all'autista di avere una precisa sensazione di dove sta mettendo le ruote, specie alle velocità più elevate.


Comunque rimane – in ogni momento – uno sterzo estremamente preciso e di chiaro stampo automobilistico. Ma è il motore, almeno nella versione provata, il particolare che soddisfa di più. Si tratta di un propulsore che fa sentire a chiare lettere la presenza del turbocompressore. In partenza, dopo un piccolo lancio, i cavalli arrivano velocemente alle ruote e il Caddy si proietta in avanti, non con violenza, ma sicuramente senza dormire troppo sugli allori.


Tenendo conto che il corpo vettura non è certamente di piccolissime dimensioni (a vuoto pesa oltre una tonnellata e mezzo) non si può certo affermare che questo propulsore faccia fatica a portarsi dietro quel peso e l'eventuale carico (fino a 800 kg). Ma questo motore ha anche una particolarità nell'erogazione della coppia. Infatti, se si gioca con cambio a regimi e velocità particolarmente bassi, cioè se si inserisce una marcia più alta quando, invece, sarebbe necessario aumentare un po' il numero di giri, questo motore mostra di essere davvero insofferente. In pratica si pianta e si spegne, lasciando il povero conducente con un palmo di naso ed obbligandolo a riavviare. Al contrario, se ci si comporta da persone per bene e si porta in regime di rotazione, appena al di sopra del minimo asfittico di cui sopra, la progressione del motore (man mano che si sale di marcia) si dimostra fluida e soddisfacente per ogni esigenza di guida. Buona anche l'erogazione di potenza agli alti regimi, dove normalmente avviene un fastidioso calo, il 19 TDI continua a dare il meglio di sé ed a spingere con foga il veicolo.




Incollato alla strada


E che dire del cambio? Gli innesti sono precisi e l'escursione della leva è molto limitata. Quindi, sia quando si deve consegnare a tutta birra la sacca di sangue per la trasfusione, che nelle lunghe colonne cittadine, dove si collezionano decine di partenze e arresti, la manovrabilità della leva si apprezza in modo particolare. Per quanto riguarda la tenuta di strada, ormai non c'è più storia. Anche Caddy, come quasi tutti i furgoni di oggigiorno, si rivela molto affezionato al terreno e poco desideroso di esibirsi nelle classiche derapate del posteriore. Esibizioni che erano un po' il sale della vita nei veicoli di un tempo. Noi abbiamo provato più volte ad impegnare una delle tante rotonde di raggio limitato che, da qualche anno a questa parte, affollano le nostre strade e che, crediamo, siano state progettate da qualche ingegnere sadico. Si tratta, infatti, del peggior modo possibile per  impegnare una curva in quanto,  percorrendo la rotonda, tutta la massa del veicolo si sposta da un lato ma, a causa dell'esiguità della traiettoria di reimmissione, d'improvviso occorre sterzare a destra con decisione, spostando di colpo la massa esattamente dall'altra parte. Che cosa c'è di meglio per derapare o, addirittura, per ribaltarsi se tutto questo non avviene a velocità di lumaca? E noi a velocità di lumaca non abbiamo impegnato queste rotonde. Nonostante questo le ruote del Caddy sono state sempre al loro posto, il che è senza dubbio un risultato d'eccezione per un veicolo che non è particolarmente corto e che, quindi, ha una maggior difficoltà a gestire il repentino spostamento del centro di gravità.


 


Il punto sui consumi


Il totale dei chilometri percorsi è stato di circa 2.000 km, con una netta prevalenza della percorrenza cittadina.


La media complessiva è stata di 12,6 km/l. Ma se svisceriamo meglio i dati ci accorgiamo che il consumo cittadino in senso stretto, quindi quello con velocità commerciali sotto i 20 km/h è stato di circa 11,5 km/l, mentre quello che vede una percorrenza mista (cioè sia città che spostamenti extraurbani) si è attestato intorno ai 14 km/l. Se poi si tiene conto che le dimensioni del veicolo e il suo peso non sono quelle dei mini-furgoni da città, i risultati ottenuti sono veramente di grande livello e mettono in luce che il rendimento termodinamico del motore è proprio quello giusto per il lavoro che tutti i giorni deve affrontare un furgone: rendere molto con la minore spesa possibile.


 


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