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Resistenza evolutiva

Scritto da

Annalisa Cavani

il 28 gennaio 2014

 

E’ trascorso quasi un anno da quando ho incontrato per la prima volta il Direttore di Trasportare Oggi in Europa. L’occasione è stata servita dagli organizzatori di Transpotec 2013, e Luca Barassi l’ha colta. L’esperienza con TOE è iniziata per curiosità ed un pizzico di vezzo; è stato impegnativo per carenza di competenza, gratificante come lo è sempre mettersi in gioco ed avvincente come lo sono tutte le novità. Consentitemi ora di ringraziarlo pubblicamente e fare una riflessione. I giornali li leggiamo tutti, quasi tutti, ma quanti di noi dopo aver letto di una notizia si accertano del reale svolgimento dei fatti? Quanti si accontentano di una sola versione? E quanti ancora mettono in dubbio la veridicità di una informazione sempre, comunque e a prescindere dalla fonte? Dall’avvento e diffusione dei social network, da quando chiunque ha accesso a strumenti atti alla divulgazione delle informazioni, come è cambiata la posizione dei media? E la nostra?

 

 

 

Prendo in esame l’ultimo degli eventi di cui hanno trattato tutte le riviste del nostro settore, il fermo del 9 dicembre scorso, proclamato e sospeso e riproclamato e risospeso ed infine soltanto inscenato dalle associazioni indipendenti degli autotrasportatori, accodati ai Forconi. Innanzitutto vorrei suggerire alla categoria maschile, che governa e conduce il nostro sistema, che tutto quel “tira e molla” è intrigante anche per gli atti meno collettivi, ma che preliminari troppo prolungati rischiano di raffreddare gli animi e soprattutto, è fondamentale che non deludano le aspettative decantate, con un flop di quell’entità! Fatene tesoro.

 

In secondo luogo, vorrei invitare coloro che hanno coordinato le trattative e negoziato gli accordi, ad imparare a chiamare le cose con il loro nome e di non usare la denominazione di “categoria degli autotrasportatori” per difendere gli interessi di quelle da cui sono soggiogati. E badate, non sostengo certamente di “non farlo” ma soltanto di “dirlo”. Per chiarezza. Correttezza. Senso civico. E dignità!

 

 

 

Io sono fra quelli che hanno seguito la vicenda dall’inizio, l’ho osservata avida e imparziale da diverse prospettive: da fuori, da dentro, da sopra e da sotto. Ho vestito almeno tre panni e mi sono esposta in prima persona, anche un po’ ingenuamente. Ci ho messo la faccia, che per qualcuno è solo la mia, ma a me è cara perché ne ho una soltanto. Le mie conclusioni? Confesso Signori di essere profondamente affranta e di non vedere altra via d’uscita per le nostre aziende, settore e/o Paese, che la rieducazione culturale dell’individuo, uno per uno.

 

Molto brevemente: cosa succedeva il 9 dicembre? I media erano tutti allineati e le versioni abbastanza coincidenti. Ufficialmente erano i Forconi a guidare la manifestazione e Trasportounito, in concerto con essi, a promuovere il blocco degli autotrasportatori. Il primo giorno qualche sommossa a Torino, poca agitazione e tanta solidale partecipazione. Nessuno di noi dimenticherà i titoli e gli scatti dedicati ai poliziotti in marcia senza caschi. Comunque sono indelebili per chi, come me, era presente nel luglio del 2001 a Genova, quando la polizia caricava indistintamente folle di giovani pericolosamente armati di striscioni, canti e borracce, chiazzate di dubbi black block stereotipati. Le cose cambiano, anche naturalmente, per fortuna. Resistiamo ma ci evolviamo.…basta non avere fretta…

 

Ma torniamo ad oggi e a noi. Chi c’era il 9? E cosa se ne diceva? Nelle piazze c’erano gli studenti, gli operai, gli imprenditori e i commercianti, c'erano i disoccupati e c’erano moltissime donne, tante vestite da Italia. Sapete cosa li teneva insieme? I social network e le chat line, come whatsapp per intenderci. Nei concentramenti sulle uscite dei caselli autostradali c'erano gli stessi, distribuivano volantini ad automobilisti e trasportatori più volentieri e chiedevano loro di intrattenersi qualche minuto. Ognuno di loro, in maniera esponenziale, ingrossava il disagio e rafforzava la protesta. Gli autotrasportatori, in sostanza, sono stati il mezzo che ha reso visibile la manifestazione. Un esercito di gente per bene, con poche e meste competenze, non proprio compatto ma unanime nel minaccioso slogan “L’inizio della fine!”…ma la fine di chi?

 

 

 

I media hanno avuto pane fresco per 48 ore circa perché alla 49esima ora era già stantio, e mentre Anita si era già defilata classificandoli "movimenti estranei all'autotrasporto", Trasportounito imperterrito postava su facebook lettere di commiato e immagini di altri scioperi scaricate da google. Irripetibili i commenti dei loro seguaci.

 

E così, giorno dopo giorno, l'entusiasmo si è smorzato e il 12 dicembre a Modena Nord gli "amici dei Forconi" chiedevano moneta per ristampare volantini. Lascio a voi immaginare il mutuo imbarazzo.

 

Il network ha un potere enorme, determina gli stati d'animo, raggruppa le specie umane e definisce le appartenenze; basta poco, basta uno e tutti i suoi gli vanno dietro! Il network arde in fretta ma non può mentire ed è nelle nostre mani. Dovremmo esserne più consapevoli e responsabili, e potremmo essere più scaltri!

 

La professata "fine" si è conclusa il 18 dicembre a Roma, dimessamente….poi era quasi Natale e tutti si sono affrettati ad andare a comprare i regali. Povera Italia.

 

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