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Infrastrutture

TAV o no TAV? Questo è il problema…

Scritto da

Federica Lugaresi

il 14 Febbraio 2019

E’ stata pubblicata l’analisi dei costi/benefici della linea ferroviaria Torino-Lione

Nel luglio 2017, a Saint-Martin-La Porte, la fresa Federica ha iniziato il suo cammino verso l’Italia, partendo con lo scavo della galleria geognostica di 9 km, nell’asse e del diametro del futuro tunnel di base della Torino-Lione.


Una delle sfide maggiori su tutto l’arco alpino, è controllare il traffico di transito stradale e promuovere trasporti alternativi rispetto alla strada. Come sappiamo negli ultimi 30 anni il traffico merci transalpino è raddoppiato e purtroppo la preponderanza del trasporto stradale rimane sempre significativa rispetto all’utilizzo della ferrovia.


Trasferire su rotaia una quota del trasporto merci con questa nuova linea, porterà ad una riduzione annuale di emissioni di gas serra pari a 3 Milioni di tonnellate equivalenti di CO2 pari a quelle prodotte da una città di 300.000 abitanti. Ciò grazie allo spostamento di circa 1 milione di mezzi pesanti dalla gomma al ferro: uno sforzo ulteriore per rientrare negli obbiettivi della COP 21.


I lavori sono iniziati alla fine del 2013 i lavori per il tunnel di base della tanto discussa e contestata linea ferroviaria AV/AC (destinata a un traffico misto merci e passeggeri) tra Torino e Lione che, questa l’intenzione, entrerà in esercizio nel 2023, con l’obiettivo di spostare importanti quote di traffico merci dalla strada alla rotaia e di accorciare drasticamente i tempi di percorrenza. Un altro passo avanti sulla strada di quello spazio unico che l’Europa intende realizzare entro il 2030 attraverso una rete pienamente integrata, funzionale ed estesa di corridoi di trasporto TEN-T (la “rete centrale europea di trasporto” che include percorsi ferroviari, stradali, navali ) in grado di  garantire a persone e merci una mobilità più efficiente e sostenibile e di rendere più competitiva l’economia europea.


Una “Linfa d’Europa” come viene definita, in cui il nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione si trova all’intersezione dei due grandi assi di comunicazione tra il Nord e il Sud e tra l’Est e l’Ovest europeo: si tratta dell’anello centrale del “Corridoio Mediterraneo”, al servizio del 18% della popolazione Ue, in regioni che rappresentano circa il 17% del PIL europeo. La linea TAV Torino-Lione quindi, considerata opera strategica non solo dall’Europa, ma anche dal nostro Paese, ci permette di rimanere agganciati ai grandi collegamenti transeuropei (e alle conseguenti ricadute economiche) senza esserne tagliati fuori.


TELT è la società binazionale partecipata al 50% da Italia ( Ferrovie dello Stato-FS) e Francia (Ministero dell’Economia e Finanza), che dal febbraio 2015 è responsabile della realizzazione e gestione della sezione transfrontaliera, cerniera della futura linea ferroviaria. Che si tratti di un’opera colossale non vi è alcun dubbio, a cominciare dall’impegno finanziario complessivo necessario alla sua realizzazione, stimato intorno ai 15-20 miliardi di euro (è previsto il cofinanziamento dell’Ue), motivo per cui ha suscitato tante e legittime perplessità soprattutto sul versante costi-benefici.


E infatti proprio in questi giorni, attraverso il sito del Ministero per le Infrastrutture e Trasporti, con un documento molto complesso, è stata resa nota l’analisi costi-benefici relativa alla linea ferroviaria TAV Torino-Lione. Il documento è stato reso pubblico dopo essere stato condiviso con la Francia e la Commissione Ue.


Qui di seguito il commento del Ministro Danilo Toninelli:


Non c’è stata nessuna volontà di nascondere alcunché, ma solo quella di rispettare un impegno internazionale al quale fa riferimento anche il Contratto di Governo”, ha spiegato in una nota il Ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli commentando l’analisi costi-benefici sulla Tav. “Nel Contratto di Governo – ha detto Toninelli – abbiamo scritto che bisogna ‘ridiscutere integralmente’, e sottolineo ‘integralmente’, il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia. Anche per questo motivo ho incontrato più volte la mia omologa francese, Elisabeth Borne, con la quale ho concordato circa la necessità di dare al Governo il tempo per svolgere l’analisi e le conseguenti valutazioni, a condizione che tale approfondimento fosse condiviso con la Francia prima di essere reso pubblico. Questa procedura è stata da me spiegata pubblicamente più volte, anche in una comunicazione ufficiale inviata al Parlamento”.


In realtà questa analisi presenta delle grosse lacune, come ha sottolineato da paolo Uggè in questo articolo.


 


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