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Fermo: c’è chi dice sì

Scritto da

Francesca Lugaresi

il 29 novembre 2013

Non si è placata la bufera sul fronte della vertenza col governo.
Mentre ANITA e Unatras hanno comunicato ieri la loro soddisfazione sull’esito dell’incontro avvenuto con il ministro Lupi e il sottosegretario Girlanda, abbandonando quindi l’idea del fermo (una volta ratificata la sottoscrizione del protocollo di intesa da parte dei propri organi), ci sono associazioni che si trovano su posizioni decisamente opposte. Come Trasportounito, come abbiamo visto, che reputa invece i contenuti della legge di Stabilità distanti anni luce dalle sue richieste. Ma non è l’unica.
Anche Aitras, la più rappresentativa associazione di autotrasportatori siciliani, è sul piede di guerra, come si legge dal comunicato di quest’oggi, che riportiamo:  

“Continuiamo a registrare adesioni per la protesta dell’8 dicembre e di scongiurare il fermo non se ne parla neppure. Si uniscono all’Aitras altre due associazioni presenti nella Consulta regionale per l’Autotrasporto, Assiotrat e Assotrasport, che si aggiungono alle sigle di autotrasporto che hanno già aderito: Movimento Autonomo Autotrasportatori, Azione nel trasporto italiano. Il nostro obiettivo è di far dissociare dalle associazioni “tradizionali” il maggior numero di imprese, spiegando, a chi non lo avesse già capito, che è proprio la politica di costoro che rappresentano da decenni la categoria che ha portato l’intero comparto al collasso, causando la chiusura di migliaia di imprese; una politica distante dai veri bisogni degli autotrasportatori, ma vicina alle lobby politiche e finanziarie che foraggiano. Agli autotrasportatori italiani rivolgo una domanda: come può un sindacalista rappresentare le problematiche del settore barattando la revoca di un fermo (con quali associati????) con fondi destinati al rimborso sui pedaggi autostradali e ai corsi di formazione, tralasciando i veri problemi degli autotrasportatori? E’ arrivata l’ora di dimostrare chi ha i numeri: se è vero, come dicono, che Unatras e Anita rappresentano il 90% dell’autotrasporto italiano, il misero 10% che rimane (e, sempre a loro dire, concentrato in Sicilia) non sarà in grado di fare percepire il fermo. Vedremo. Il nostro fermo sarà pacifico e democratico, nel rispetto della legge e dei codici che regolamentano gli scioperi. Non abbiamo i media dalla nostra parte, corrotti dalla casta delle associazioni nazionali, ma c’è il web e il tam tam della nostra gente su strade e autostrade, che sensibilizzeranno tutti gli autotrasportatori italiani a scendere in strada perché l’autotrasporto italiano non può più continuare in queste condizioni. Chi ci ha finora rappresentato deve andarsene a casa”.

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