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Intermodalità

Il porto di Trieste gioca la carta dell’intermodalità

Scritto da

Valeria Di Rosa

il 17 Aprile 2020

Il porto di Trieste reagisce al coronavirus e cerca nuove soluzione per soddisfare le esigenze dei player della logistica e del sistema produttivo europeo.

Nella settimana pre-pasquale, è stato avviato un nuovo complesso di servizi intermodali verso l’Austria. Una sorta di “one stop shop” capace di servire il mercato, attraverso un sistema di soluzioni ferroviarie implementate grazie alla collaborazione tra Alpe Adria, TO Delta e Rail Cargo Operator, e composto da:



  • un servizio a treno completo, che da Trieste triangola Vienna e Linz con 2 circolazioni a settimana.

  • un servizio diretto tra Trieste e Vienna che risponde in  primis alle esigenze del mercato austriaco della compagnia MSC, con una circolazione a settimana.

  • un servizio diretto che collega Trieste e Salisburgo, fino a 2 circolazioni settimanali.

  • un sistema di collegamento ad hoc a carro singolo che funge da back up per domanda di volumi aggiuntivi, collegando Wolfurt, Salisburgo, Linz e Vienna.


Si tratta di un vero e proprio sistema integrato, che rafforza il collegamento tra il porto di Trieste e i principali hub austriaci.


“In questa situazione, la ferrovia continua a dimostrarsi il nostro asset vincente”, afferma Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale. “Da subito ci siamo attivati, portando avanti soluzioni che possano garantire continuità e affidabilità dei traffici su scala internazionale.”


“La nostra attenzione in queste settimane è rivolta anche alle aziende di produzione del territorio”, continua  D’Agostino. Un ulteriore soluzione logistica adottata è stata infatti, quella di mettere a sistema i volumi marittimi gestiti con un collegamento ferroviario già operativo sulla Repubblica Ceca da DFDS, (gruppo logistico e armatoriale danese attivo nel porto di Trieste), con volumi industriali operati nelle aree portuali che, a causa della chiusura dei confini, non hanno potuto utilizzare il trasporto via gomma. Grazie quindi all’attivazione di una tradotta ferroviaria dedicata all’interno del porto, nata dalla collaborazione tra Adriafer e Alpe Adria, è stato possibile inoltrare tali unità intermodali caricate con i volumi industriali verso la Repubblica Ceca, unitamente ai volumi di semirimorchi e casse mobili provenienti dalle navi Ro-Ro gestita da DFDS.


Va rilevato inoltre che il lockdown, e gli effetti futuri che ne deriveranno, potranno generare sempre di più la necessità di spazi di stoccaggio e di attività logistiche negli hub terrestri di prossimità dei porti. Ed è proprio in tale contesto, che sono state fatte delle proposte a vari soggetti interessati, per soluzioni di collegamento multimodali di breve distanza e di stoccaggio negli  interporti di Trieste, Cervignano e dell’area logistica  di FREEeste, grazie anche ai vantaggi offerti dal Punto Franco per l’area triestina.


Tutte azioni di logistica “collaborativa” che possono diventare un elemento distintivo per i nuovi scenari delle supply-chain delle aziende. E il porto di Trieste, grazie alle sue iniziative, unite a una governance integrata, riesce a supportare tali dinamiche. “Proprio in questi giorni – conclude D’Agostino – stiamo lavorando con importanti player industriali per  identificare soluzioni che posizionano Trieste come hub di ingresso di nuovi volumi marittimi provenienti dal Far-East”. Anche in questo caso è il consolidato network ferroviario del porto, che riesce a garantire tempi e affidabilità alle catene di approvvigionamento per le linee di produzione presenti nel centro-est Europa.


 


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