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Scritto da

Sabina Fumarola

il 16 settembre 2013

Nelle ultime settimane la stampa, specializzata e non, ha dato enfasi all’episodio del camionista Ion Purice che, con il suo mezzo, ha fatto da scudo e salvato la vita di una bambina di otto anni improvvisando una manovra rischiosa e tempestiva.
Un gesto sicuramente ammirevole ed encomiabile, ma i numerosi rumors da parte dei media e lo stupore connesso spingono a fare delle riflessioni.

Credo che lo stupore generato sia legato non soltanto all’azione di solidarietà ed umanità ma anche al fatto che a compierlo sia stato un camionista (originario dell’est). Questo clamore non è altro che lo specchio della nostra società ed onestamente intristisce non poco.
Intristisce perché emerge il pregiudizio nei confronti della categoria “camionista” e probabilmente della nazionalità di Ion; se non ci fossero alla base dei preconcetti non ci sarebbe stata così tanta “notizia”. Solitamente un camionista viene considerato quasi una sorta di mostro della strada incapace di compiere gesti coraggiosi e spesso accusato di guidare senza rispettare il codice della strada e gli automobilisti.        
Intristisce perché viene considerata eroica un’azione che, come lo stesso Purice ha affermato, avrebbero dovuto compiere tutti. Prestare soccorso a chi è in difficoltà non dovrebbe far parte dell’etica di ciascuno di noi? Il fatto che ci siano dei dubbi a riguardo fa pensare che stiamo perdendo davvero il contatto con la dimensione più umana ed altruista. In effetti è sufficiente pensare ad alcuni incidenti che hanno coinvolto degli automobilisti negli ultimi mesi, i quali si sono dileguati dopo aver investito dei passanti e ciclisti. Per questo motivo la manovra “salvezza” compiuta da Purice viene percepita come qualcosa di eclatante; non siamo più abituati, ogni giorno siamo costretti a confrontarci con realtà fredde, dure e negative che ci portano all’indifferenza, alla paura ed all’autotutela.

Oltre a ciò, c’è chi poi non perde occasione per speculare sulla vicenda, inventandosi fantomatiche azioni di marketing, dimenticando che la bambina in questione è ancora in condizioni gravi. Personalmente mi sento molto vicina al carattere schivo del “nostro” autista, che non ha inseguito la celebrità nemmeno per un momento, che ha minimizzato il suo gesto e si è sinceramente preoccupato della salute della bambina. Farsi guidare dalla coscienza e da un forte senso di responsabilità senza la necessità di sentirsi eroi è il più grande insegnamento che ci lascia questa vicenda. Lezione che ci ha dato un camionista rumeno.

 

 

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