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Appuntamenti

TruckLab: spunti di riflessione

Scritto da

Francesca Lugaresi

il 10 maggio 2013

Dopo il brillante esordio dello scorso anno, TruckEmotion tornerà in pista ad ottobre, per la sua seconda edizione, sul celebre circuito di Monza (una delle chiavi vincenti dell’iniziativa), con tutto il suo carico di passione, emozione e business.


In attesa dell’evento, che quest’anno si arricchirà di grandi novità (ci sarà per esempio più tempo per effettuare le prove in pista e la manifestazione si chiuderà con due importanti e inedite premiazioni riservate rispettivamente ad autisti e aziende), gli organizzatori hanno ideato TruckLab, una costola di TruckEmotion concepita come un vero e proprio laboratorio di riflessioni a 360° sul settore dell’autotrasporto.  Obiettivo di TruckLab, in particolare, è quello di dare a tutti gli operatori della filiera una visione del futuro nel breve e medio termine, ma anche strumenti di riflessione sulle possibili risorse e sui possibili approcci nei confronti di un mercato che ancora fatica a riprendersi, per saper cogliere, con tenacia e razionalità, quelle “finestre di opportunità” che anche i momenti più problematici possono offrire.


Mercoledì Trasportare Oggi ha presenziato al primo appuntamento, organizzato, non a caso, a Monza, presso lo Sporting Club (nella foto), dove a fare gli onori di casa c’erano l’amministratore delegato di SIAS Autodromo Nazionale di Monza Fabrizio Turci e l’Assessore alle Attività produttive del Comune di Monza Carlo Abbà, che hanno espresso un acceso entusiasmo nei confronti di una manifestazione che ha raccolto grande successo nel 2012, e della sua attesissima replica i prossimi 11-12 e 13 ottobre.


Fil rouge dei diversi interventi quindi, l’analisi degli attuali scenari e la previsione di quelli che ci aspettano “dietro l’angolo”. Ne è emersa una visione a tinte fosche, tratteggiata sia attraverso la dettagliata analisi finanziaria (a livello mondiale ed europeo) di Aldo Varenna, private banker e coordinatore financial planners project Edmond de Rothschild, sia attraverso i dati e le proiezioni piuttosto scoraggianti forniti da Antonio Cernicchiaro, responsabile delle comunicazioni istituzionali di Unrae, l’Associazione che rappresenta le Case estere sul mercato italiano di autovetture e veicoli industriali.


Dal particolare osservatorio di Varenna, che ha espresso concetti finanziari assolutamente assimilabili e travasabili al mondo dei trasporti, pur nel difficile contesto macroeconomico, fatto ormai di un’Europa a due velocità e dove il picco minimo dell’economia – così ci si aspetta -  verrà raggiunto tra l’estate e l’autunno, occorre comunque “catturare il rendimento”. Come? Rimettendosi sempre in gioco, cambiando processo o strategia, perché “ciò che valeva sei mesi fa, oggi non vale più”, tenendo però sempre sotto controllo la “volatilità dell’investimento”, ossia il rischio che si sta correndo nel cogliere (o non cogliere) un’opportunità di sviluppo del proprio business. Ma anche, e soprattutto, diversificando e facendo “rete di impresa” in tutte le sue varie forme. In una parola: facendo squadra, consorzio, associazione, anche con la concorrenza (soprattutto in questi momenti di crisi), per ottenere valore aggiunto e maggior potere e incisività nei confronti delle istituzioni.


Una visuale più mirata e specifica sul settore è quella tratteggiata dai dati, previsioni e considerazioni dell’Unrae, per voce di Cernicchiaro. Numeri che fanno indubbiamente preoccupare riflettendo l’inarrestabile discesa di un mercato, quello dei veicoli industriali (sopra le 3,5 ton) che mentre negli anni 2007-2008 registrava anche 30.000 immatricolazioni, oggi è arrivato a toccare il livello di poco più di 13.000 unità:  un calo drammatico del 60%. E la proiezione per il 2013, nel cui primo trimestre si è assistito ad un ribasso del 30% (-26% per i veicoli sopra le 16 ton) rispetto allo stesso periodo del 2012 – anche se si stratta di dati ancora provvisori, ha tenuto a sottolineare Cernicchiaro – indicano che il mercato si consoliderà complessivamente anche quest’anno sulle 13.000 unità. Una situazione aggravata da un fenomeno dilagante: l’esodo di molte aziende di autotrasporto italiane all’estero, soprattutto nei Paesi dell’Est, dove trovano condizioni migliori dal punto di vista del costo del lavoro e delle tassazioni. Un fenomeno che fa perdere, secondo stime che vanno approfondite, il 35% delle immatricolazioni (circa 4.000 mezzi), che invece potrebbero andare a “rimpolpare” quelle 13.000 unità di cui si parlava. Una situazione che richiede con urgenza manovre incisive ed efficaci per rilanciare il settore e invertire il trend fortemente negativo. Fra queste, sicuramente bisogna lavorare sul costo del lavoro, sull’alleggerimento della pressione fiscale per il settore (ancorandola alle questioni ambientali, sui controlli su strada per tutelare le aziende virtuose.


Singolare e molto interessante il contributo di Pietro Trabucchi, psicologo sportivo impegnato nell’insegnamento e nella ricerca all’Università di Verona, che attraverso una riflessione sul concetto di resilienza ha messo a confronto il mondo dello sport con quello dell’imprenditoria, evidenziando come gli imprenditori, così come gli atleti nelle gare più dure, devono fare ricorso alle risorse motivazionali per fronteggiare i momenti difficili. A conclusione l’intervento di Danilo Pozzi di IPQ, tra gli organizzatori di truckEmotion, che ha riconfermato per il 2013 il format vincente della manifestazione, ricco di convegni, workshop e prove in pista. Attraverso emozione, passione e business truckEmotion è una risposta concreta per la filiera che non si arrende.


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