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Fiere

La parola agli allestitori

Scritto da

Francesca Lugaresi

il 4 febbraio 2013

A poche settimane dall’inizio di Transpotec, Trasportare Oggi, in collaborazione con l’ente fieristico, ha invitato il comparto degli allestitori ad incontrarsi presso Veronafiere per confrontarsi sulle criticità e le problematiche di un settore che nel solo 2012 ha registrato cali drammatici (si parla di un calo del 34% per i rimorchi e semirimorchi oltre le 3,5 ton) e che, con i suoi 6.300 mezzi immatricolati ad oggi, “ambisce” almeno a ritornare ai “10.000 pezzi fatti dal mercato nel 2011” (ben lontani dagli oltre 18.000 del 2008, anno record, poi scivolati bruscamente a quota 8.300 nel 2009…).
Un incontro che ha voluto però andare oltre,  tastando il polso dei tanti  rappresentanti presenti del mondo degli allestimenti, sia costruttori che importatori (Adamoli, Omar, Multitrax, CIR – Compagnia Italiana Rimorchi – Phontis, Agos, Paganinicar, Unitrans ecc.) per indagare  le possibili vie di uscita e i punti strategici su cui fare leva per ridare slancio a questo specifico mercato, magari “ripartendo insieme”, come alcuni hanno proposto, sulla scia del claim volutamente scelto dagli organizzatori della Fiera per dare un segnale positivo e propositivo al mercato.

Una tavola rotonda che si è rivelata estremamente interessante facendo scaturire, dal dialogo con i rappresentanti della manifestazione e della stampa, un ritratto del settore sì dai toni pessimisti, espressi da una corale mancanza di fiducia e prospettive che caratterizza ormai un sistema-Paese in piena difficoltà, incapace, attraverso la politica e le banche, di sostenere le aziende in questa drammatica congiuntura, ma anche reattivo, a dimostrazione di una grande voglia da parte degli operatori di “fare qualcosa di nuovo”, come l’affacciarsi (insieme) su nuovi mercati esteri, sicuri della forza del prodotto made in Italy, tecnologicamente molto avanzato e apprezzato, perché, come è stato detto, “ci sono mercati che ci stanno aspettando a braccia aperte”, e dove magari la burocrazia è meno complicata e costosa che nel nostro Paese. Punto di partenza per fare questo è considerata proprio l’adesione a questa manifestazione fieristica, desiderosa, dal canto suo, di affiancare e supportare tutto il settore offrendo strumenti di business e marketing inediti e al passo coi tempi (in linea insomma con l’evoluzione del concetto “Fiera”), con progetti in grado di traghettare gruppi di imprese (con delle collettive), sulle principali piattaforme fieristiche internazionali. Come concordano molti allestitori, la Fiera, con il suo approccio internazionale, e in qualità di “collettore di sistema”, come ha tenuto a sottolineare Giuseppe Garri, brand manager Transpotec Logitec di Fiera Milano, può essere quindi uno degli strumenti con cui ripartire e su cui fare leva per uscire dalla crisi.

Le criticità
Non destano tanto stupore e sorpresa le principali criticità emerse durante l’incontro e condivise dal settore, specchio della difficile congiuntura che stiamo tuttora vivendo, ma colpisce soprattutto il tono di urgenza con cui si sono levate le voci  di richiesta di “aiuto”: difficoltà di accesso al credito, mancanza di finanziamenti (che blocca le pratiche di leasing dei clienti), ritardi nei tempi di pagamento delle aziende (e della Pubblica amministrazione), un sistema burocratico costoso ed estremamente complesso (sia a livello ministeriale che nell’ambito degli uffici della motorizzazione, come dimostrano i tanti esempi, riportati dagli operatori presenti, di situazioni assurde con cui devono confrontarsi quotidianamente), l’esistenza di regolamentazioni poco chiare che, per esempio, nel caso degli autotrasportatori genera una concorrenza non sempre corretta e trasparente. Speculari dunque le necessità espresse: servono più aiuti, più agevolazioni nei fidi, serve più liquidità: “Oggi siamo noi a dover finanziare i nostri clienti, senza però ricevere alcun aiuto dalle banche, una situazione a dir poco paradossale”. Servono aiuti e finanziamenti a sostegno delle aziende sane, virtuose,  che rispettano le regole. Servono incentivi per diminuire l’età di un parco circolante che per il 60% (trainati)  ha più di dieci anni. “Non ci sono forse i fondi per incentivare la demolizione, ma bisognerebbe almeno premiare le aziende virtuose, che usano mezzi nuovi, sicuri e competitivi, che si traducono in un ritorno positivo per tutto il Paese”, ha affermato Ferdinando Tagliabue, direttore di Toe Construction, facendo un piccolo focus sull’off road. Alcuni allestitori hanno anche accennato all’esigenza di far riprendere il “progetto 18”, l’allungamento dei semirimorchi che potrebbe portare vantaggi operativi ed economici.

In attesa che diventi operativo il Piano nazionale della Logistica, che darebbe una spinta all’intero settore indirizzandolo verso obiettivi di maggiore efficienza,  c’è comunque la voglia di non stare fermi ad aspettare le risposte della politica, seppure necessarie, ma di scuotere il mercato con chiari segnali, a cominciare dalla presenza delle aziende alle fiere (nonostante lo sforzo notevole richiesto, e che Fieramilano ha cercato di “alleggerire” in vario modo), come alla prossima edizione del Transpotec, ormai alle porte: “Noi ci siamo, ci crediamo, vogliamo ripartire, perché abbiamo degli ottimi prodotti”, come hanno annunciato con determinazione e grinta le sorelle Adamoli, che tengono saldo il timone dell’azienda di famiglia.

Una vetrina considerata importante anche per il settore degli isotermici, per offrire al mercato una immagine di stabilità. Una esigenza legata alla tipologia di veicolo venduto che, avendo una durata mediamente elevata (due-tre lustri), impone ai marchi di essere costantemente presenti per “far capire ai propri clienti che l’azienda c’è, esiste e che possono tranquillamente affidarsi ad essa anche in futuro”. 

 

In concorrenza, ma uniti
Quello di fare fronte comune, come accennavamo prima, è una leva su cui agire sfruttando al meglio la manifestazione fieristica, il cui ruolo è proprio quello di aiutare le aziende  a fare sistema (sistema Italia) nei confronti dei competitors stranieri.
Da più parti si è levato l’invito a “fare squadra” come possibile carta vincente (così come, altro elemento chiave comunemente riconosciuto per uscire dalla crisi, è stato rintracciato nella diversificazione del prodotto, che va sempre più personalizzato a misura del cliente). Così è stata l’esperienza del consorzio Phontis: l’unione di cinque aziende medio piccole ha permesso di ovviare al problema dei costi da sostenere per la promozione permettendo, grazie alla suddivisione dei costi, di accedere ad una piattaforma come quella di Hannover. “Dobbiamo essere più uniti, compatti, l’idea di fare insieme le fiere, di andare insieme all’estero, è un’idea vincente”.

L’idea di essersi ritrovati in occasione di questa tavola rotonda è piaciuta agli allestitori, tanto da voler riprendere il discorso una volta terminato il Transpotec, per tirare le somme, per confrontarsi nuovamente perché, anche se concorrenti, il dialogo è pur sempre costruttivo e in un momento di crisi nera come questo, ritrovarsi a discutere delle problematiche comuni e delle possibili via di uscita, “aiuta sicuramente a darsi la carica”. Tra visioni ancora molto pessimiste, di chi crede un’utopia “fare ripartire il settore in un Paese che non cammina”, e visioni fortunatamente più rosee, di chi afferma “ora o mai più”, il mercato, pur zoppicante, sembra avere tutte le intenzioni di ripartire.

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