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THE WORD OF 2020

Scritto da

Alessandro Musumeci

il 10 Febbraio 2020

Eccoci al primo appuntamento del 2020. Come oramai da qualche anno, è il momento di bilanci e previsioni. Bilanci dell’anno chiuso: la parola del 2019 di Non Solo TIR era “incertezza”, e avevamo innumerevoli motivi per affidare a questa parola il tema centrale dell’anno. Effettivamente, tutto quanto accaduto durante il 2019 è stato all’insegna di questa generale mancanza di sicurezze e di una logica coerente e razionale nello sviluppo delle cose. La sensazione è anche di una improvvisazione delle decisioni e azioni, sia a livello del singolo che della politica. Anche senza oltrepassare i nostri confini, è innegabile che la situazione generale italiana abbia vissuto un’enorme rivoluzione e uno stato di cambiamento costante, perdendo tutti i punti di riferimento, ovvero le fondamenta cui reggersi. Ecco, credo che l’incertezza in cui viviamo, che ripeto non è solo un fenomeno di casa nostra, sia dovuta principalmente alla crisi valoriale che i giorni moderni stanno affrontando. Fino a qualche tempo fa, alcuni valori erano quelli fondanti: mi viene in mente da una parte i valori cristiani, che hanno plasmato la vita pubblica e privata italiana da secoli, poi i valori politici, con le divisioni tra destra e sinistra che, a prescindere dalla parte in cui si era schierati, rappresentavano due blocchi concettuali e ideologici ben distinti e chiari. In coerenza con questi valori, si determinavano quindi le idee, le azioni, i comportamenti di ciascuno. Difficilmente si poteva essere neutrali.

 

Oggi è evidente che questa distinzione non ha più alcun significato, perché negli anni recenti i vari scandali, da quelli sessuali a quelli legati alla corruzione, hanno pian piano sfaldato le radici su cui poggiavano quei valori, causando il disamoramento della gente. Non è un caso che puntualmente le chiese la domenica sono sempre più spopolate, in particolare di famiglie e giovani. E quando il popolo è chiamato a votare, un diritto per cui tanti in passato hanno lottato fino anche a perdere la vita, spesso preferisce andare al mare.

Assistiamo quindi ad un disinteresse generale, ad una perdita netta di affezione ai nostri valori culturali che, però, non hanno lasciato il posto ad altri valori, magari diversi ma comunque solidi e fondanti. Ora c’è il vuoto. Ed ecco che taluni si improvvisano con dei messaggi intriganti, originali e stimolanti, che spesso però durano molto poco, perché somigliano più a campagne di marketing. La differenza è che, dopo un iniziale interesse da parte delle persone, pian piano si sfaldano perché ad un certo punto emerge che nel fondo non ci sono valori seri bensì trattasi di mode passeggere.

 

Come reagire? C’è speranza? Sempre. Bisogna però tornare a riflettere seriamente sui valori che ci legano e su quali fondamenta vogliamo costruire il futuro della società. Questo a tutti i livelli, dal privato alle aziende. La mia azienda ha recentemente investito tempo e risorse nella definizione e nello sviluppo dello schema valoriale su cui porre le proprie basi, arrivando alla sintesi di tre valori: win together, efficency, agility. Questi sono i valori che devono guidare le linee strategiche così come quelle di carattere quotidiano. Ovviamente la definizione di questi valori è solo il primo passaggio, perché il traguardo si raggiunge quando ogni gesto, decisione e attività di tutti i membri dell’azienda diventano applicazione e testimonianza di questi valori al quotidiano.

In conclusione, la parola del 2020 è “VALORI”.

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