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Un piano di emergenza per i porti liguri

Scritto da

Luca Barassi

il 20 aprile 2009

Un piano di emergenza per i porti liguri e quindi per la macroregione logistica del nord ovest di cui gli scali dell’Alto Tirreno rappresentano la componente strategicamente più importante.

E’ questo il segnale scaturito dal convegno promosso da Ligurian Ports svoltosi questa mattina a Milano, in Camera di Commercio, e che ha evidenziato i gravissimi rischi che incombono su un sistema Italia, incapace di «sfruttare le opportunità della crisi» per ridisegnare il suo assetto operativo e normativo e colmare così il gap competitivo che proprio le carenze logistiche tendono sempre più a dilatare nei confronti degli altri paesi comunitari.

I tre presidenti dei porti liguri, Genova, La Spezia e Savona non hanno rivolto il consueto appello al governo, ma hanno evidenziato con forza l’urgenza di intervenire immediatamente, prima che sia troppo tardi, anche, anche con strumenti normativi e finanziari nuovi.

Questi i punti di quello che è stato definito da alcuni il Piano Marshall per i porti dell’Alto Tirreno:

dogane unificate e potenziate, operative 24 ore al giorno e finanziate attraverso una minima parte del gettito fiscale che lo Stato introita attraverso i porti;

ferrovie organizzate in una società unica di sistema per i porti dell’Alto Tirreno che garantisca efficienza e rapidi smistamenti da e per i porti e gli interporti;

una moratoria giudiziaria per garantire l’accelerazione delle opere e scongiurarne la sospensione dei lavori da parte dei Tribunali amministrativi (questa sola norma consentirebbe a Genova di sbloccare da subito investimenti già in cassa per 500 milioni di euro);

l’immediato varo di norme che consentano di coinvolgere i privati nella realizzazione di nuove infrastrutture.

Il presidente del porto di Genova, Luigi Merlo, ha sottolineato l’assoluta drammaticità della crisi portuale, genovese in particolare, e confrontando la situazione italiana con quella nord europea, ha affermato: «L’attività di ricerca di investitori e di agevolazione del loro ingresso che per i porti nord europei è un’opportunità, nei porti italiani è un reato».

 

Cirillo Orlandi, presidente di La Spezia, ha denunciato la gravità del gap logistico che penalizza l’Italia.

 

Per Rino Canavese, presidente di Savona, porto oggi impegnato nelle principali operazioni di project finance in collaborazione con grandi operatori privati, il «piano di emergenza» per i porti liguri deve essere una priorità nazionale, perché il mercato, quello che determina i flussi di traffico e la creazione di ricchezza si trova alle loro spalle.

Infatti circa il 60% dei containers (escluso il transhipment), quasi il 20% delle materie prime destinate anche all’approvvigionamento delle centrali, il 22% delle merci varie e più del 10% dei passeggeri.

Con il convegno svoltosi oggi a Palazzo Turati, sede della Camera di Commercio di Milano, i presidenti dei tre scali liguri hanno voluto accendere qualcosa di più di un semplice riflettore sulle enormi potenzialità di questo sistema logistico naturale che potrebbe trarre proprio dalla crisi lo stimolo per una vera e propria ricostruzione in chiave europea e mondiale.

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