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Sicurezza stradale: l’obesità aumenta il rischio di incidenti alla guida

Scritto da

Federica Lugaresi

il 13 maggio 2016

I conducenti obesi presentano un maggior rischio di incidenti mortali al volante.

I conducenti obesi presentano un aumentato rischio di incidenti mortali alla guida. A lanciare l’allarme, “alla luce dei crescenti livelli di obesità nel mondo occidentale, Italia compresa, che rendono questi dati estremamente preoccupanti e problematici“, è il prof. Francesco Peverini, direttore scientifico della Fondazione per la Ricerca e la Cura dei Disturbi del Sonno Onlus. Insomma, “più si è obesi, più si rischia. Soggetti con un indice di massa corporea (BMI) compreso tra 30 e 35 hanno mostrato un aumento del 21% del rischio di morte per incidente; per livelli superiori di obesità, ossia tra 35 e 40, tale incremento sale al 51% rispetto ai soggetti non obesi. Non solo, alcuni dati indicano come le donne obese abbiano una più alta probabilità di morire al volante“, ha sottolineato l’esperto citando un recente studio pubblicato dalla rivista americana “Traffic Injury Prevention“.

La relazione tra obesità e sicurezza alla guida, secondo Peverini, “si esprime attraverso molteplici circostanze. Alcune di esse riguardano gli stessi veicoli o le conseguenze dell’incidente; altre concernono la fisiologia dei soggetti obesi e la loro patologica propensione alla sonnolenza. Nel primo caso, non poca attenzione viene rivolta all’eventuale mancato uso delle cinture di sicurezza che potrebbero risultare molto scomode per un soggetto obeso, elemento determinante al momento dello schianto. Specifici test mostrano che pur indossando la cintura di sicurezza, essa protegga solo una parte del tronco di un soggetto obeso. Altri fattori” – ha proseguito – “riguardano i maggiori tempi di estrazione di feriti obesi dalle auto e il possibile ritardo nel trasporto in ospedale. Le vetture sono spesso progettate per proteggere i conducenti normopeso, ma alcune indicazioni potrebbero aumentare la tutela dei soggetti obesi”.

Sotto il profilo medico il prof. Peverini ha sottolineato come “i conducenti obesi mostrino una aumentata sonnolenza alla guida a causa della stessa obesità: il grasso addominale, in posizione seduta, impedisce infatti al diaframma di compiere un corretto movimento e riduce di conseguenza gli scambi di aria del conducente; nei polmoni si accumula pertanto più anidride carbonica del normale e questo semplice meccanismo può già da solo determinare un aumento della sonnolenza alla guida. Inoltre i conducenti obesi presentano spesso condizioni patologiche concomitanti. Il 60% delle persone obese, infatti, soffre di apnee notturne (OSAS) e una percentuale simile presenta diabete. E sovente le tre condizioni si sovrappongono palesando un incremento di sonnolenza diurna o scarsa vigilanza con l’evidente pericolo di colpi di sonno al volante e un aumentato rischio di collisione fatale. Infine, il diabete gioca un ruolo importante per le alterazioni della glicemia, determinate da sedentarietà e iperalimentazione. Un quadro che, sotto il profilo della propensione ad addormentarsi o quantomeno distrarsi facilmente alla guida di un veicolo, costituisce una condizione di notevole preoccupazione sociale”.

Il direttore scientifico della Fondazione per la Ricerca e Cura dei Disturbi del Sonno Onlus ha rilevato che “le contromisure frequentemente attuate per rimanere svegli alla guida si traducono spesso nell’assunzione di spuntini, bevande energetiche, caffè con ulteriore aumento del peso, senza però ottenere un’efficace vigilanza che, al contrario, è aumentata solo da un sonnellino di almeno 20-25 minuti”.

Infine Peverini ha sollecitato le case automobilistiche e i responsabili istituzionali delle politiche di sicurezza stradale a prestare attenzione a questi problemi connessi con l’aumento medio del peso degli automobilisti.

 

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