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Autotrasporto

Riflessioni “vip” sul mondo dei camion

Scritto da

Francesca Lugaresi

il 19 dicembre 2012

Ecco un’altra  simpatica iniziativa di TrasporTiAmo, la IV campagna sulla sicurezza stradale promossa dal Comitate centrale dell’Albo dell’Autotrasporto con il patrocinio del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che si è appena conclusa: una raccolta di dichiarazioni sul mondo dei camion da parte di Vip e “meno Vip” che qui vi riproponiamo.

Il padre di Vasco Rossi guidava i camion, Roberto Vecchioni ha dedicato una canzone alla categoria, Serena Grandi ha interpretato una camionista in «Teresa», Giancarlo Giannini e Michael Constantin guidavano «Il bestione» nel film di Sergio Corbucci sognando di diventare «padroncini». Il legame tra lo spettacolo e l’autotrasporto è forte e costante – verrebbe da dire – come un camionista. Ecco cosa hanno detto della categoria alla newsletter di «TrasporTiAmo» alcuni VIP e «meno VIP» del settore: da Alessandro Gassman a Filippa Lagerback, da Antonio Lubrano a Dario Cassini.
Alessandro Gassmann, per esempio, intervistato sul set di «Roman e il suo cucciolo», dove compare proprio uno dei TIR di «TrasporTiAmo», riconosce di avere «da automobilista» un «profondo rispetto» per i camionisti. «So che il loro è un lavoro molto duro», aggiunge, «che comporta anche molte rinunce, come lo stare lontano da casa, ma è un mestiere che onestamente non mi dispiacerebbe fare: in viaggio mi trovo molto a mio agio, guidare mi piace molto e mi piacerebbe mettermi alla guida di uno di questi giganti della strada, anche se immagino che chi lo guida abbia una capacità di guida sicuramente superiore alla mia».

Anche Stefano Bollani, celeberrimo pianista jazz e showman, ha parole di stima per il lavoro dei camionisti. Anzi si è ispirato proprio a loro per creare un personaggio – Lapo, un camionista intellettuale fiorentino – per la trasmissione «Dottor Djembé», per anni in onda su RaiRadioTre, che conduceva insieme a Davide Riondino. «Lapo», racconta Bollani, «è nato per prendere in giro Radio 3, dove spesso gli ascoltatori chiamano per correggere gli sbagli che vengono fatti durante le trasmissioni. Noi ci siamo inventati una serie di camionisti che ascoltavano la radio mentre guidavano e chiamavano Radio 3 appunto per far presente gli errori che facevano i conduttori. Con il passare del tempo sono confluiti in un unico personaggio: Lapo. Ad un certo punto ci siamo inventati un gioco per scioccare gli intellettuali, Lapo faceva una sorta di book crossing ad altissimo livello avvertendo che aveva piazzato libri rari e spartiti, per esempio, sul raccordo Bologna-Ancona. Comunque, stimo molto i camionisti ed il loro lavoro e mi sento di dar loro un consiglio per le lunghe ore passate alla guida: ascoltate il più possibile Radio 3, così imparate tantissime cose e restate svegli».

Un ricordo particolare, invece, è quello di Filippa Lagerback, la showgirl svedese di «Ma che tempo che fa…», conduttrice con Pino Strabioli del programma «That’s Italia» su La7. «Ai tempi in cui facevo la pubblicità per la Birra Peroni», ricorda, «mi chiesero di fare una fotografia sexy (ma molto casta), in mezzo ai tappi delle bottiglie: era una foto realizzata appositamente per i camionisti. Rimasi stupita, ma la feci ugualmente volentieri, perché ho pensato che sarebbe servita di compagnia nei loro lunghi spostamenti. Spesso quando una donna li sorpassa», continua, «lampeggiano oppure suonano il clacson. Personalmente non l’ho mai considerata una mancanza di rispetto nei confronti del nostro sesso ma un simpatico saluto, un modo di augurarmi buon viaggio: in un mondo dove ognuno si fa sempre di più i fatti propri e non degna di uno sguardo il proprio vicino, trovo sia una cosa bella e tanto umana. Soprattutto perché quello dei camionisti è un lavoro veramente duro e allora li saluto tutti… e spero qualcuno di loro abbia ancora quella foto nella cabina di guida».

Il camion ispira un commento cinefilo e spiritoso al comico Dario Cassini: «Alle signore che in autostrada sono alla guida della loro auto e stanno sorpassano un tir raccomando di rallentare e di dare un’occhiata alla cabina di guida perché al volante potrebbe esserci Terrence Malick, il regista de ‘La sottile linea rossa’ che per spostarsi non usa mai la macchina ma solo un camion. Magari potrebbe avere per compagno, nel sedile accanto, Brad Pitt o George Clooney, come in un suo film, e al primo autogrill potrebbero offrirvi di prendere un caffè con loro».

Più seria e competente la valutazione di Antonio Lubrano che, oltre alla sua fortunatissima «Mi manda Lubrano», ha condotto diverse trasmissioni sulla sicurezza stradale. «Credo che il trasporto su gomma in questo momento si attesti intorno all’80% del traffico merci globale. E di questo mai nessuno tiene conto quando viaggia sulle strade. Io lo chiamo l’egoismo del volante, perché pensiamo di essere sempre i padroni delle strade e che i tir e i camion siano dei nemici da sconfiggere, mentre invece stanno svolgendo un servizio importante per il Paese e per il nostro vivere quotidiano. Il loro è un compito primario ed imprescindibile per l’economia, mentre noi ogni giorno li facciamo sentire degli intrusi. Il problema è che l’italiano è un popolo di individualisti: non pensiamo mai abbastanza
agli altri, siamo dei grandi egoisti e lo diventiamo ancora di più quando siamo al volante».

Ma attestati nei confronti dei camion e a chi lo guida vengono anche da personaggi particolari. Gigione è un cantante popolare che riempie le piazze. E che ha scritto la canzone «», una tarantella molto allegra, con un origine curiosa. «Un giorno», racconta, «mentre stavo prendendo un caffè in un autogrill sull’autostrada tra Ascoli e San Benedetto del Tronto, una persona mi ha riconosciuto, si è avvicinata e mi ha detto: perché non scrivi una canzone per noi. Noi chi? ho chiesto. Noi camionisti. Tu come ti chiami? Io mi chiamo Gino. Ci penso, ho risposto. Sono risalito in macchina e mentre guidavo mi è venuto in mente un motivetto, una tarantella». La canzone è nata così, è diventata subito popolare e ha portato a Gigione tanti fan tra i camionisti, che gli hanno fatto conoscere meglio il loro mondo. Anche il cantante riconosce che quello del camionista «è un mestiere durissimo: spesso partono il lunedì e tornano a casa il sabato, devono guidare sotto gli acquazzoni e la neve, a volte tutta la notte, debbono dormire nella cabina di guida. Ma nessuno tiene mai conto di quanti sacrifici debbono fare. No, decisamente, fare il camionista non è facile».

E ai camion ha dedicato un album, «Tir in tour», Peter Barcella, un cantautore lombardo scomparso prematuramente, pochi mesi fa, a 59 anni, nella sua abitazione di Nembro, in provincia di Bergamo. «Questo album», aveva scritto nella presentazione «è dedicato agli autotrasportatori, a quelle persone che con il loro lavoro garantiscono a tutti noi un futuro. Dieci brani che parlano della sicurezza sulle strade, della famiglia, del lavoro del camionista e delle tante difficoltà che questa vita riserva».

Temi che ricordano «Camion» la canzone scritta nel 1973 da Roberto Vecchioni: «La strada è lunga ancora, io tiro via via via/ dorme il compagno vicino, sogna ben altra compagnia/I fari di quest’ora mi fanno male e tiro via. Appesa sul finestrino mi strizza l’occhio la Sofia./Ricordi almeno tu/le lunghe strade che non finiscono più/in mezzo ai fiori che ho attraversato per anni insieme a te./Chi aspetta a casa, chi ti aspetta in fondo alla strada:/la donna mia, la famiglia mia, la casa mia, la vita mia…».

Perché il legame tra lo spettacolo e l’autotrasporto è forte e costante. Come un camionista.

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