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Autotrasporto

La guida autonoma passerà per il trasporto su gomma

Scritto da

Valeria Di Rosa

il 16 Aprile 2020

Quello dei mezzi pesanti e del traffico commerciale sarà il mercato su cui si concentrarà maggiormente lo sviluppo e l’applicazione della tecnologia della guida autonoma. Soprattutto per una questione economica.

“Si tratta di una questione economica – spiega Chris Urmson, che ha guidato il team Google dedicato al self-driving e ora Ceo di Aurora, società specializzata nella produzioni di mezzi autonomi – Aurora sta sviluppando un sistema in grado di funzionare al 100% in autonomia che potrà essere applicato sia alle automobili dei privati sia ai camion. Tuttavia bisogna sottolineare che l’applicazione di questo sistema potrebbe comportare un aumento considerevole del costo del veicolo, pari a decine di migliaia di dollari. Questo aspetto non lo rende adatto alle auto individuali ma fa in modo, invece, che possa interessare gli operatori che gestiscono flotte, grazie alle efficienze che ne possono derivare”.

In particolare lo sviluppo si sta orientando su due diverse modalità di guida autonoma: quella hub-to-hub e quella dock-to-dock. “Nel primo caso – spiega Darren Gosbee, vicepresidente dell’ingegneria avanzata della Navistar – l’autista imposterebbe il veicolo, connettendo il trailer e facendo un’ispezione, dopodiché lascerebbe il mezzo. Il camion quindi si avvierebbe ed effettuerebbe il viaggio, dalla partenza alla destinazione, dove poi si fermerebbe e dove un altro autista lo prenderebbe in carico. Nel secondo caso, “dock-to-dock” il trasporto, invece, si intende pienamente autonomo, senza alcun intervento umano”. Gosbee tuttavia specifica: “Per far sì che questo sistema possa essere operativo occorre che ci siano una serie di condizioni compatibili: i depositi devono necessariamente essere adiacenti agli accessi autostradali, senza necessità di attraversare strade trafficate e tutti percorsi devono essere accuratamente tracciati e monitorati”.

Oggi le tecnologie di guida autonome attivate prevedono l’intervento di un cosiddetto “safety driver” che assume il controllo del mezzo quando necessario. In realtà l’obiettivo è quello di puntare a un sistema più affidabile entro il prossimo anno per raggiungere la completa autonomia.

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