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Autotrasporto

Divieti di circolazione? Ora è meglio un confronto

Scritto da

Luca Barassi

il 26 Luglio 2011

Dopo il forte caos e gli ingenti danni anche economici generati dalla diffusione di un decreto poi non uscito in Gazzetta Ufficiale, Emilio Pietrelli, presidente del Gruppo Federtrasporti, invita a fermare il decreto e a trovare insieme con le parti sociali diverse modalità attuative


«Avremmo avuto bisogno di 3-4 centralisti in più per rispondere ai dubbi, alla confusione, allo spaesamento di centinaia di aziende associate, e in particolare dei loro uffici traffico che, all’improvviso, un mercoledì di metà luglio, hanno scoperto che dovevano cancellare dal calendario il venerdì pomeriggio successivo. Ma l’autentico danno è stato quello di aver ribaltato tutta l’organizzazione inutilmente o, peggio ancora, di aver dovuto lavorare due volte per ristabilire la situazione precedente. A conti fatti soltanto le nostre imprese hanno subito gravi perdite».


Scuote la testa Emilio Pietrelli, presidente del Gruppo Federtrasporti. Dopo una giornata trascorsa al telefono per cercare di capire se veramente quel decreto n. 277 che, in applicazione di un’ordinanza del Tar del Lazio emessa in risposta a un ricorso del Codacons, prevedeva cinque nuove giornate di stop per i veicoli pesanti, di cui la prima già il 22 luglio, fosse veramente da applicare. Anche dalla polizia stradale, più volte contattata, giungevano voci discordanti, frutto di circolari che si susseguivano, con la successiva che contraddiceva la precedente. Fatto sta che poi sinora il decreto non è uscito in Gazzetta Ufficiale. Ed era giunta anche la conferma che il previsto divieto di circolazione che scattava dalle 16,oo alle 24,oo di venerdì scorso era decaduto.


«Non voglio entrare nel merito della questione: è chiaro che se un’impresa ha meno giorni a disposizione per lavorare abbassa la soglia di produttività. Ma è vero pure che il ministro ha agito per “atto dovuto”. Però, quando si entra come in questo caso nell’organizzazione delle imprese, invece di generare caos e disorientamento, sarebbe più opportuno consultare chi lavora, per cercare di capire e quindi di bilanciare tutti gli interessi in campo. Non si può diffondere un atto normativo che prevede un divieto di circolazione dopo appena tre giorni. Ma soprattutto non si può diffonderlo senza sapere se si riuscirà a pubblicarlo per tempo in Gazzetta Ufficiale. È chiaro che in questo modo si genera difficoltà e nervosismo».


Ma Pietrelli non intende esasperare i toni. Piuttosto vuole suggerire un metodo che eviti il ripetersi di situazioni di questo tipo. «C’è bisogno di rispetto. A maggior ragione ora, che le aziende recano fresche le ferite procurate dalla crisi economica. A maggior ragione ora, che il vento dell’antipolitica soffia discredito sui palazzi del potere. Se il decreto non viene pubblicato, si attenda un attimo, ci si confronti con le parti sociali, si concerti il tutto. Così, la possibilità di non commettere errori si ridurrebbe drasticamente».


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