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Autostrade: arrivano i rincari

Scritto da

Francesca Lugaresi

il 3 Gennaio 2014

Come ogni anno, sono arrivati puntuali i rincari dei pedaggi autostradali, che il Governo ha appena autorizzato, con un incremento medio pari a circa il 3,9%. Nonostante le dichiarazioni del ministro delle infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi – che sottolinea come grazie all’azione di calmieraggio svolta dal Ministero si sia riusciti a contenere gli aumenti delle tariffe autostradali, a fronte di richieste che per alcune tratte arrivavano al 18 per cento (una riduzione che determinerebbe secondo il governo un risparmio per l’utenza quantificabile in circa 50 milioni di euro annui) – le associazioni che rappresentano l’autotrasporto lamentano come insopportabili questi rincari.


Trasportounito, per esempio, chiede a Lupi l’immediata convocazione delle rappresentanze. La crisi in atto nel paese, e lo stato fallimentare del comparto dell’autotrasporto rende indispensabile una trasparenza sui contratti che regolano i rapporti fra lo Stato e le concessionarie autostradali, ma specialmente su rapporti, instaurati da passati governi, che consentono ai grandi gruppi oggi “proprietari” della rete autostradale, di regolare i loro flussi di cassa, e quindi i loro utili, semplicemente agendo a pie di lista sulla leva delle tariffe. “Al ministro Lupi – afferma Maurizio Longo, Segretario Generale di Trasportounito – chiediamo con forza di spiegarci le condizioni contrattuali vigenti, i vincoli ai quali presidenti del Consiglio e ministri hanno assoggettato lo Stato e quindi il paese e le eventuali misure da intraprendere affinché sia garantita al Paese la misura costo/beneficio delle nostre infrastrutture”.
Per quanto riguarda l’autotrasporto, l’aumento dei pedaggi che il governo ha indicato nel 3,9% (anche se in alcune tratte l’aumento non appare giustificabile) si aggiunge a rincari per il 16,7 % applicati dall’inizio della crisi. Tutto ciò, unitamente agli incrementi nei costi di produzione dei servizi (gasolio, assicurazioni, oneri) ha determinato una situazione per la quale in Italia il costo su strada delle merci è il più alto d’Europa, superando abbondantemente la soglia dell’1,5 euro/km.


“In teoria – evidenzia Maurizio Longo, Segretario Generale di Trasportounito – tali costi dovrebbero essere sistematicamente ribaltati al costo delle merci. In realtà, i committenti continuano a chiedere ribassi delle tariffe approfittando della debolezza contrattuale e del forte indebitamento delle imprese di autotrasporto”.


Fa sentire la sua voce anche Cinzia Franchini, presidente della CNA-Fita, in una lettera aperta al presidente del Consiglio Enrico Letta, lettera che riportiamo di seguito:


“Illustrissimo Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta,
 
il Buon Anno da Aiscat (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori) è arrivato puntuale!
A detta del Ministro Lupi, sarebbe stato un brindisi amaro, mentre la “moral suasion” del Ministero dei Trasporti ha fatto sì che gli aumenti medi sulle autostrade italiane, per il 2014, non saranno del 4,8 bensì “solo” del 3,9!
Non c’è che tirare un sospiro di sollievo soprattutto se consideriamo questo “timido” aumento garantito dal Governo rispetto alle percentuali d’ incremento del nostro Pil.
Quando, come CNA-Fita, sosteniamo in ogni luogo e in ogni modo che così non può andare avanti, e lo facciamo anche assumendoci la responsabilità di non aderire a manifestazioni scomposte nei modi, ma legittime nelle motivazioni, come quelle dei Forconi, il pensiero va dritto proprio a fatti che ogni anno si ripetono tal quali come gli aumenti dei pedaggi autostradali.
E’ un bel parlare con il gergo statistico richiamando l’attenzione sulle medie, ma chi rappresenta la nostra categoria, il trasporto merci e persone, sa bene che le frequenze e i flussi sono concentrati là dove quelle stesse medie sono tre volte tanto. Un caso per tutti: la Venezia-Trieste dove secondo i dati ufficiali dell’osservatorio Onlit (Osservatorio Nazionale sulle Liberalizzazioni dei Trasporti)  l’aumento riconosciuto sarà del 12,9%.
Se questo è il modo di sostenere il nord-est produttivo, dalla politica di Governo come di opposizione, di sicuro il risultato sarà ben diverso tra non molto e non ci si potrà lamentare se i forconi del 9 dicembre scorso saranno nuovamente inforcati.
Il Presidente della Repubblica, Napolitano, nel suo discorso di fine anno ha giustamente richiamato tutti a non essere “distruttivi”, un appello che la CNA-Fita, come le altre sigle raggruppate in Unatras, insieme anche ad Anita, hanno responsabilmente anticipato.
Se però il cambiamento tanto invocato non sarà praticato laddove veramente ce n’è bisogno, come sulla Venezia -Trieste e in ogni tratto autostradale dove le gestioni continuano imperterrite a garantirsi extra-budget a spese nostre, gli stessi appelli saranno vani, inutili ed insipienti.
Per questa ragione nella stessa CNA-Fita è forte il convincimento che anche l’azione estrema del fermo, fino ad oggi orientata in modo indistinto verso l’azione di governo, debba poter essere rimodulata e ripensata contro chi invece mina l’interesse dell’autotrasporto e con esso l’interesse collettivo.
Come dire domani non sarà il fermo nazionale a creare scompiglio a tutti con la matematica certezza che il giorno dopo non cambi nulla, sarà invece un fermo selettivo, mirato, circostanziato e moltiplicato “n” volte quanti saranno i casi a necessitare di una simile pressione.
Questo è il cambiamento che vogliamo, questo è il cambiamento che responsabilmente ci impegniamo a sostenere.
Oggi è il caso dei pedaggi, domani vedremo cos’altro non torna nella filiera.
Inizieremo con il dialogo, con la comunicazione ma non ci fermeremo se non sarà autentica la volontà di TUTTI gli attori in gioco a voler cambiare lo status quo.


Buon Anno a Lei Presidente Letta e a tutto il Paese”.


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