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L’Italia riparte dai porti

Scritto da

Luca Barassi

il 25 gennaio 2016

Già nella legge di Stabilità 2016 si è data una spinta notevole alla riforma delle attività portuali e marittime nel nostro Paese. Finalmente, si comincia a prendere coscienza dell’importanza dello Stivale come “banchina” di attracco per il traffico marittimo proveniente soprattutto dall’est.

Ma, affinché ciò avvenga, è necessaria una profonda rivoluzione normativa o organizzativa del nostro sistema portuale e, possibilmente anche retroportuale.

Nell’attesa che la UE si decida ad emanare un organico provvedimento in materia, la Legge di Stabilità 2016 reintroduce per tre anni i contributi per le imprese che scelgano di utilizzare le autostrade del mare e la ferrovia per trasportare le merci ad esse affidate.

Nel 2016 lo stanziamento maggiore, di 45,4 milioni di euro, è dedicato al trasporto combinato strada-mare, ossia il MAREBONUS (che in passato era chiamato ecobonus, ma poi ha cambiato nome per non confonderlo con i contributi destinati alle ristrutturazioni, in chiave ecologica, dell’edilizia residenziale). Nel 2017 la somma destinata alla misura sarà leggermente più bassa (44,1 milioni), per rialzarsi nel 2018 (48,9 milioni). Sembra acquisito che potranno beneficiare di questo incentivo sia i nuovi servizi marittimi per il trasporto combinato delle merci, sia il miglioramento di quelli già esistenti sulle rotte già esistenti con i porti dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo.

 

In materia di rifroma normativa, invece, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 21 gennaio il decreto di “riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione delle autorità portuali“, presentato dal ministro Marianna Madia. L’obiettivo è rendere competitiva la Piattaforma Italia attraversata da quattro corridoi ferroviari ten-t.

Rispetto agli attuali 113 procedimenti amministrativi, svolti da 23 soggetti, funzioneranno lo sportello unico doganale e dei controlli, da realizzare sotto il coordinamento funzionale dell’agenzia delle dogane, e lo sportello amministrativo unico, un front office per tutti i procedimenti amministrativi e autorizzativi che non riguardano le attività commerciali e industriali. Due sportelli che abbasseranno drasticamente i tempi di sdoganamento e amministrativi, oggi imparagonabilmente più lunghi rispetto ai maggiori porti internazionali. Semplificazioni e risparmi, inoltre, per arrivi e partenze delle navi.

I porti italiani vengono riorganizzati in 15 autorità di sistema portuale, centri decisionali strategici con sedi nelle realtà maggiori, ovvero nei porti definiti core dalla comunità europea. Le sedi di autorità di sistema portuale sono: Genova (che accorpa Savona), La Spezia, Livorno, Civitavecchia, Cagliari, Napoli, Palermo, Catania, Gioia Tauro, Taranto, Bari, Ancona, Ravenna, Venezia e Trieste. Il decreto prevede che alle nuove autorità di sistema portuale faranno riferimento 54 porti di rilevanza nazionale.

Le regioni possono chiedere l’inserimento nelle autorità di sistema di ulteriori porti di rilevanza regionale. L’autorità di sistema portuale sarà governata in modo snello: il presidente, il comitato di gestione, cioè un board ristretto a poche persone, il segretario generale, il collegio dei revisori dei conti. Rispetto agli attuali comitati portuali, si passa da circa 336 membri a livello nazionale si passa a circa 70.

 

Nereo Marcucci, Presidente di Confetra, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica apprezza la riforma dei porti appena varata dal Governo dichiarando:

Il Consiglio dei Ministri di ieri, approvando il decreto legislativo che riorganizza, razionalizza e semplifica la portualità italiana, aggiunge un altro tassello a quelli che abbiamo apprezzato in quest’ultimo anno: interventi puntuali in situazioni di crisi come a Taranto e Gioia Tauro ed interventi per il riequilibrio tra le diverse modalità di trasporto con appropriati investimenti in infrastrutture ferroviarie e norme di sostegno come il Marebonus ed il Ferrobonus.
Con i contenuti del Decreto legislativo fanno un passo avanti la riorganizzazione (obbligatoria) delle amministrazioni coinvolte nell’importazione e nell’esportazione delle merci con l’unificazione funzionale delle 17 amministrazioni principali coinvolte e la creazione in ogni AdS dello sportello unico amministrativo per tutte le attività diverse da quelle commerciali ed industriali del porto.
Il tavolo di partenariato per ogni AdS garantisce agli operatori la possibilità di dare il proprio contributo alla gestione portuale, così come il Tavolo di Coordinamento nazionale delle Autorità di sistema presso il MIT permetterà di finanziare gli investimenti infrastrutturali secondo logiche di mercato ma evitando – vista la collegialità dell’organismo – la tanto temuta “centralizzazione” in danno dei porti accorpati.
Ritengo si possa dare atto che il Ministro Del Rio si muove coerentemente all’obiettivo di dare ad un Paese come il nostro, che vorremmo restasse manifatturiero ma che non ha materie prime, un asset indispensabile rappresentato dai porti e da sistemi logistici adeguati.”

 

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