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Intermodalità

Le proposte di FLC per superare le criticità del sistema portuale

Scritto da

bitdesign

il 14 Giugno 2013

Sportello unico doganale in tempi rapidi, ricorso alla documentazione elettronica per accelerare i tempi, creazione di treni navetta per bypassare i centri storici delle principali città portuali, aumento dell’impiego del trasporto ferroviario intermodale. Queste, in sintesi le proposte contenute nel Quaderno 23 del Freight Leaders Council, intitolato «Dal porto all’hinterland: soluzioni per una catena logistica competitiva», presentato ieri a Roma alla presenza di autorità pubbliche, esperti e operatori del settore logistico e portuale.


Il documento – che riassume le sue proposte in 11 punti a conclusione dello studio – individua le criticità del sistema portuale italiano in quattro aree di intervento: dogane, collegamenti con l’hinterland, impiego delle tecnologie, ricorso all’intermodale ferroviario. In particolare lo studio rileva – insieme all’Agenzia delle Dogane – il ritardo nell’attuazione dello sportello unico doganale, auspicando anche l’armonizzazione degli orari di servizio del personale preposto ai numerosi controlli amministrativi, in modo da poterli concentrare in un unica location e la digitalizzazine dei documenti cartacei, riducendo così costi e tempi delle operazioni di scarico delle merci.


Quanto ai collegamenti con i retroporti e i centri intermodali, il Quaderno 23 del FLC ne rileva le carenze infrastrutturali e la molteplicità dei soggetti che dovrebbero gestirne i flussi e propone l’utilizzo di servizi multimodali ferroviari (treni navetta) per scavalcare il traffico congestionato delle aree metropolitane nei cui centri storici si trovano i maggiori porti nazionali.


Il documento ricorda, peraltro, che i decreti «Cresci Italia» e «Salva Italia», varati dal precedente governo già consentono alle Autorità portuali di svolgere funzioni di coordinamento degli enti locali che insistono sul territorio e di ottenere «un primo nocciolo di autonomia finanziaria»: possono, infatti, utilizzare l’1% dell’imposta sul valore aggiunto e delle accise riscosse nei porti e negli interporti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle stesse, fino ad un massimo di 70 milioni di euro l’anno, per la realizzazione di opere infrastrutturali).


Un maggior impiego del trasporto feroviario intermodale, continua il documento, soprattutto per quanto riguarda l’ultimo miglio e la terminalizzazione, dipende anche da miglioramenti tecnici, come l’elettrificazione non solo dei binari di presa e consegna, ma anche della radice dei binari di carico/scarico e, per «aumentare l’efficienza delle manovre e la gamma dei servizi terminalistici», ottenere la «dotazione di apparecchiature per la prova del freno».


Il miglioramento tecnologico delle attrezzature consentirebbe, peraltro, «la realizzazione di treni-navetta «che, inseriti in un ciclo logistico intermodale, riescono a rappresentare valide alternative rispetto al trasporto su gomma anche per tratte a raggio medio-corto, come spesso risultano i tragitti porto-retroporto».


La tecnologia, infine, fornisce molteplici opportunità per ottimizzare i flussi di merci tra porti e hinterland. Il FLC indica alcuni progetti in corso – il Preclaring e il Trovatore, rispettivamente sulle dichiarazioni doganali telematiche e sui sigilli elettronici dei container – ma avverte che l’uso delle tecnologie non va limitato allo scambio di informazioni, ma va esteso al’automazione nelle operazioni di trasbordo intermodale per favorire l’efficienza del trasporto ferroviario.


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