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Gioia Tauro: import contraffatto dalla Cina

Scritto da

Luca Barassi

il 23 dicembre 2009

I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato ieri 26 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa finalizzata all’introduzione in Europa di ingenti quantitativi di merce contraffatta, proveniente soprattutto dalla Cina, con l’aggravante della transnazionalità e di altri reati doganali. Gli arresti hanno interessato la Calabria, il Lazio e la Toscana comprendendo anche il sequestro di beni per un valore di 50 milioni di euro costituiti da società di import-export e da una importante struttura alberghiera nella provincia di Roma. «I provvedimenti restrittivi scaturiscono da un’attività investigativa – ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso – con la collaborazione delle Agenzie delle dogane e che si è avvalsa anche del contributo informativo dell’Agenzia per la sicurezza interna sulle infiltrazioni della `ndrangheta nella gestione delle attività imprenditoriali nel porto di Gioia Tauro con particolare riferimento alla cosca Molé storicamente attiva nella piana di Gioia Tauro documentando anche le interazioni mafiose con le ´ndrine dei Pesce e dei Piromalli». «Le indagini hanno accertato – ha detto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone – che gli spedizionieri collegati alle cosche agevolavano l’importazione di merce contraffatta di provenienza cinese ottenendo ingenti plusvalenze dalla loro vendita sul mercato nero». L’operazione ha portato anche al sequestro di numerosi container di merce contraffatta e l’accertamento, fra il 2007 e il 2009, di sistematiche violazioni a favore di esportatori di nazionalità cinese, attivi sul territorio nazionale ed in particolare nelle città di Roma, Napoli, Salerno, Firenze, Palermo e Mantova, con un danno per l’Erario di decine di milioni di euro. Le indagini hanno quindi accertato che parte dei proventi delle attività illecite era reimpiegata in un’imponente struttura immobiliare ubicata a Monteporzio Catone, in provincia di Roma, composta da un lussuoso complesso alberghiero e da due avviati ristoranti acquisiti dalle cosche con ripetute intimidazioni nei confronti dei precedenti gestori e del proprietario costretti a cedere l’attività per compensare i debiti maturati con il sodalizio.

Da Shippingonline

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