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Aziende e strategie

Emergenza Coronavirus: “Ricorrere a lavoro aree retroportuali per decongestionare scali”

Scritto da

A. Trapani

il 31 Marzo 2020

“La risposta al collasso temuto è di facile attuazione considerando la dotazione infrastrutturale diretta ed indiretta del nostro sistema portuale”. E’ quanto affermano i segretari nazionali della Filt Cgil, Natale Colombo e Michele De Rose sulle preoccupazioni delle associazioni datoriali del settore e della politica sul rischio di congestionamento dei porti per effetto delle restrizioni indicate dal Dpcm del 23 marzo, spiegando che “le aree retroportuali immediatamente collegate ai principali porti del nostro paese sono la soluzione ideale affinché la temuta congestione non prenda il sopravvento”.

“Rivalta Scrivia, Piacenza, Padova, Vicenza, Verona, Marghera, Trieste Fernetti, Cervignano del Friuli, Santo Stefano di Magra a La Spezia, Nola, Marcianise, Gioia Tauro – ricordano i dirigenti nazionali della Filt Cgil – sono solo alcune delle aree retroportuali pronte a dare immediato sbocco alla gestione del traffico container da e per il nostro paese. Il lavoro portuale e dell’autotrasporto non può fermarsi nello scarico e carico merci e quindi delle navi che ci consentono una movimentazione annua di circa 12 milioni di teu, elementi irrinunciabili per il nostro pil”.

“Continuare a movimentare le merci – sottolineano infine Colombo e De Rose – vale a far vivere la nostra economia senza inficiare i dispositivi in atto per il contenimento dell’epidemia e, quindi, nel rispetto delle dovute selezioni verso le merci funzionali alle produzioni ed al commercio dei beni essenziali”.


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