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L’evoluzione della specie

Scritto da

Patrizio Comi

il 3 dicembre 2012

Ecco che, all’improvviso, scompare uno dei più grossi dinosauri. Sparito, evaporato.

I suoi simili si domandano se può succedere anche a loro. Timore aggravato dall’inconfessata consapevolezza che avrebbero potuto aiutarlo a non morire, ma non lo hanno fatto, sicuri che non sarebbe successo, sicuri della loro forza dominatrice. Ma poi, all’improvviso è morto. Lo choc è generale, ma il panico si sparge soprattutto tra i dinosauri che, nei mesi successivi, restano immobilizzati: non sanno come reagire e soprattutto non si fidano più l’uno dell’altro.

I piccoli animali per un po’ ovviamente esultano: vedere un usurpatore morire e tutti i suoi simili impauriti non sembra vero. Ma la natura è interconnessa, c’è un'interdipendenza molto più profonda di quel che sembra: a poco a poco gli equilibri saltano, c’è smarrimento e le certezze iniziano a venire meno.

Con il tempo inizia a scarseggiare il cibo per tutti. E la paura si fa davvero generale. Più nessuno si fida dell’altro: non solo tra specie diverse, ma anche all’interno della stessa famiglia. Il declino è per tutti. Non per un meteorite, ma per la paura. La morte del dinosauro economico è avvenuta il 15 settembre 2008 e il suo nome era LEHMAN BROTHERS.

Il suo fallimento ha bloccato il sistema finanziario, perché le banche non si fidano più l’una dell’altra, per un semplice motivo: se è fallita LEHMAN BROTHERS, chiunque può fallire. Tutti gli altri ad esultare: ben gli sta alla finanza padrone del mondo di fallire, noi siamo l’economia reale, quella di carta non serve a niente. Ma dopo sei mesi la produzione industriale mondiale è crollata del 25% (mai successo nella storia).

I cosiddetti operatori dell’economia reale (prima sfamati dai dinosauri), cioè l’industria e l’imprenditore in generale, ora si accorgono che senza credito non possono fare impresa e che quindi salvare le odiate banche è anche nel loro interesse. Anche fra gli imprenditori, gli animali del fare (che per loro significa pro- durre), a causa della mancanza del credito, la paura si diffonde. E l’anima dell’imprenditore, lo spirito dell’iniziativa, si blocca.

Alla fine la paura è arrivata anche ai piccoli animali, ai lavoratori, ai consumatori in generale. La mancanza di certezze ha colpito anche le famiglie, infatti i consumi dei beni primari quali il cibo, calano. Dopo quattro anni, le principali economie mondiali sono in recessione, quelle emergenti rallentano.


Tutta colpa degli speculatori: a dire questo, sono tutti d’accordo. Ma chi sono davvero gli speculatori che hanno rovinato il mondo? Le bolle speculative non sono altro che comportamenti col- lettivi, in cui il gregge emula l’azione degli altri. Gli speculatori in realtà siamo tutti noi: noi gregge – noi in quanto società – siamo la causa dell’attuale crisi, con il nostro comportamento collettivo guidato dalla paura.

Per usare un’altra metafora, potremmo dire che la società è una potente automobile con riserve di carburante, ma che è in panne per la paura. La scomparsa dei dinosauri non ha però segnato la fine della vita, bensì il benessere di nuovi ani- mali, più piccoli, che meglio si sono adattati al nuovo habitat.
In sintesi, l’attuale crisi economica non è altro che una selezione naturale dei soggetti economici: sopravvivrà chi avrà la “fortuna” di trovarsi in un habitat in cui è più facile procurarsi il cibo. In questo ambiente quei soggetti che non avranno più paura (il che significa credere negli altri), potranno farcela: sopravvivranno i più adatti, nell’ambiente più adatto. Gli italiani, per la loro caratteristica di essere soggetto economico piccolo, smart, spontaneo e con forte capacità di adatta- mento, hanno le carte in regola per essere tra i nuovi protagonisti.


Cari imprenditori, ma come potete lamentarvi delle banche perché non vi danno credito? Per l’appunto “dare credito” significa credere nell’altro. Come pretendete che la banca abbia fiducia in voi, se voi stessi non ne avete? Mettete mano al portafoglio e tornate ad essere l’anima del fare.


Lo Stato dovrebbe lavorare per rendere il nostro Paese l’habitat economico adatto. Deve togliere la mano visibile che sta per schiacciare quella, invisibile, del mercato libero. Basta con lo Stato balia, che vorrebbe accompagnarci tutti dalla culla alla tomba. “Ci deve essere la centralità della persona nell’economia di fronte allo Stato”

 

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