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La parola dell’anno

Scritto da

Alessandro Musumeci

il 8 Febbraio 2019


Cari lettori, eccoci al primo appuntamento del 2019. Come gli anni precedenti vi propongo nell’articolo di apertura una parola che sia la sintesi o un’aspettativa dell’anno che parte. È una tradizione che da diversi anni utilizzo anche in famiglia, dove il 31 dicembre scrivo in un’agenda la parola dell’anno che sta per entrare: per informazione, la parola del 2019 per la mia famiglia è equilibrio: con la principessa Diletta arrivata tre mesi fa e un nuovo lavoro iniziato da due mesi, potete immaginare che sarà assolutamente necessario ritrovare un nuovo equilibrio per mettere insieme queste novità con gli stimoli e impegni già esistenti.





Fin qui una parentesi personale. Ma arriviamo quindi a quella che potrebbe essere la parola del 2019 in un senso più allargato ai nostri tempi, alla nostra società.
Confesso che non ho impiegato più di qualche secondo per arrivarci, tanto questa è evidente, palpabile e tanto sento questa parola come comune a tutti gli eventi e fatti che stiamo vivendo ogni giorno.





Di pochi minuti fa è il fallimento interno alla Gran Bretagna della negoziazione della Brexit, con il Parlamento britannico che ha respinto in massa la proposta del Primo Ministro gettando quindi tutti nella massima incertezza di come evolverà la situazione: ma poi quale era il contenuto di questa proposta? Qualcuno l’ha capito? Qualche giornale ne ha parlato? A parte il fatto conclamato che questo accordo scontentava tutti, chi saprebbe elencare uno o due elementi di questo accordo?
Credo pochi perché questo rispecchia la superficialità del sistema informativo di oggi, dove si sa praticamente qualcosa, diciamo poco, di tutto. In pratica, senza un approfondimento gravoso in termini di tempo, tutti siamo in grado di parlare di ogni argomento, senza però scendere nel dettaglio, e quindi senza
capirci molto…ma questo sarebbe un tema a parte cui dedicare un articolo specifico.





Ma torniamo ai temi attuali.
Dando uno sguardo oltre oceano, sembra che in termini di incertezza nemmeno gli americani se la passino bene: da quasi un mese è attivo lo shutdown, un termine strano per indicare la paralisi del sistema statale che coinvolge milioni di lavoratori. La causa? Litigi tra partiti politici, soprattutto con oggetto il muro della discordia tra USA e Messico che sta bloccando un Paese intero. Come si risolverà? Da vedere nelle prossime puntate. In Francia, il caos e l’incertezza regnano da molte settimane: la protesta partita dalla piazza contro il Presidente Macron sta diventando qualcosa di più grande, organizzato, forse un nuovo partito politico. Già la Francia ha mandato al potere un personaggio fuori dal sistema partitico
classico, ora questo nuovo dei gilets jaunes potrebbe diventare un ennesimo movimento contro il sistema che si propone senza alcuna base culturale per governare il sistema. Ne sappiamo qualcosa.





Rientriamo quindi in Italia: in casa nostra possiamo dire che l’incertezza non sia qualcosa di contingente e momentaneo ma piuttosto sia strutturale e insita nel nostro DNA. Probabilmente dovuta alla nostra creatività, effettivamente è sempre difficile poter fare una previsione stabile sulla nostra situazione. Da noi, oltre all’incertezza
politica si aggiunge anche l’incertezza economica: stanno per partire le tanto desiderate leggi inserite nella manovra del popolo e vedremo quindi se riusciranno a trasformare i dati recessivi (ufficiali) nel boom economico (sognato/sperato).

In conclusione, sia in casa nostra che all’estero, questo 2019 inizia sotto una grande incertezza. È chiaro ormai che la parola del 2019 è: INCERTEZZA


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