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Bail-In sì, Bail-In no

Scritto da

Gian Paolo Pinton

il 4 giugno 2016

Le Famiglie italiane, anche se non stanno vivendo momenti felici per i loro risparmi (molte di loro sono state truffate dagli impuniti Banchieri Veneti, Toscani, Romagnoli e Molisani) o per le loro ridotte capacità di consumo, stringono la cinghia e fanno di tutto per non abbandonare i loro figlioli dopo anni di sacrificio e di studio. In questi casi il Governo dovrebbe intervenire a gamba tesa, per tutelare le Famiglie truffate e invitare i Giudici ad applicare la legge con rapidità e rigore per non permettere ai “banchieri truffatori” di trasferire le proprietà a loro intestate a figure di comodo. Sono 11 i miliardi di euro bruciati nel solo Veneto.  A proposito di nuove disposizioni di legge in materia bancaria, vorrei tentare di esprimere una riflessione su quel micidiale meccanismo chiamato BAIL-IN. Pochi consumatori e cittadini pensano che sia una disposizione di legge che li riguardi direttamente. Vorrei richiamare attenzione invece nel ricordare che la parola bail-in significa che in caso di default bancario l’eventuale salvataggio deve avvenire all’interno dell’istituto senza intervento dello Stato. C’è una gerarchia di responsabilità(decreti  legislativi n°180 e n°181 del  2015): in ogni caso rispondono in ordine decrescente, gli azionisti, gli obbligazionisti, nonché le persone fisiche e le PMI titolari di depositi per l’importo eccedente i 100mila euro. A  mio parere con il bail-in c’è qualcuno che è tenuto a pagare e che in verità non dovrebbe: i clienti con depositi superiori a 100mila euro. Infatti mi chiedo cosa ci stanno a fare organi eccellenti di Controllo quali la Banca d’Italia, la Consob, le Società di revisione e gli Uffici   preposti della BCE. Se facessero il loro lavoro non ci sarebbero default, per lo meno ci sarebbero prima dei segnali di avvertimento di non proseguire su quella strada. Illustri costituzionalisti, tra cui Mario Bertolissi, si pongono addirittura l’interrogativo se il bail-in sia costituzionale. Del resto, sostiene sempre Bertolissi, come si può pretendere che sia conforme a Costituzione pretendere che risponda addirittura il depositante, che ha consegnato i propri risparmi perché siano custoditi, se l’art.47,1°comma,stabilisce che la ”Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina e controlla l’esercizio del credito”? E’ un problema che riguarda lo Stato il quale sarebbe bene facesse valere quel che prevede l’articolo 2043 del C.C., la cui matrice è riconducibile alla insuperata sapienza del diritto romano classico. Conclude Bertolissi:  ”qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. Altro che bail-in, come praticamente hanno fatto gli amministratori delle Popolari venete, scaricando tutte le perdite/sofferenze sugli azionisti. Ultime considerazioni: non sono un giurista costituzionalista, ma ritengo che le riforme innescate con il referendum siano un primo segnale  di inversione di rotta lanciato dalla voglia di cambiamento politico, che sta tenendo questo Paese, sui binari della democrazia. Ognuno voti come crede, ma l’invito è quello di non ascoltare le sirene di entrambe le parti. Si legga il contenuto della Riforma e si provi a pensare cosa cambierebbe realisticamente. Forse i no sarebbero in difficoltà ad autogiustificarsi ed autoconvincersi e i sì capirebbero che a brevissimo, nel caso passasse il referendum, bisognerebbe affinare la Riforma, con maggior apertura mentale verso il ruolo del Parlamento e soprattutto abbattere ancora di più i tempi e le formalità burocratiche che hanno messo in ginocchio il nostro Paese.

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