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Numero: 102 del GIUGNO,2006

L'inchiesta: Ma quanto mi costi?

Partendo dall’analisi dell’indagine conoscitiva pubblicata dal Ministero dei Trasporti e da un recente sondaggio tra le aziende del settore, vediamo come la competitività italiana si riduce progressivamente, a causa degli alti costi di esercizio

Da sempre si parla del rincaro dei prezzi al consumo e da sempre si tenta di capire il lungo e articolato processo dei costi che si trasformano dalla “mela sull’albero” sino al banco del fruttivendolo. Sempre più sotto processo vi è il costo del trasporto, a detta di alcuni il fattore determinante del rialzo del prezzo finale, altri attribuiscono il rincaro del prezzo di vendita che lievita al commerciante finale, altri ancora più comodamente si ancorano al tormentone del cambio della valuta Lira / Euro.

I numeri sono numeri e, si sa, sono assolutamente inconfutabili. Il prezzo del trasporto delle merci è sicuramente il fattore su cui non si è certamente speculato, ma anzi le aziende di autotrasporto stanno facendo i cosiddetti “salti mortali” per garantire un prezzo del servizio di trasporto competitivo malgrado i rincari spaventosi degli ultimi anni.

Se parliamo poi dei trasporti internazionali, il problema aumenta ancora di più, se mai fosse possibile. La concorrenza dei vettori stranieri europei era già avvantaggiata 5 anni fa, oggi con l’ingresso nelle UE dei nuovi Stati membri dell’Est, la competizione tra aziende italiane ed estere è assolutamente impari. Per fare un esempio, un veicolo industriale ungherese viaggia ad una media costo km di 0,868, quasi 50 centesimi meno del nostro costo chilometrico.

Un vettore che viaggia con il 40% in meno di costi, è difficilmente contrastabile, l’unica cosa che si può e si deve fare, è puntare esclusivamente sulla qualità del servizio per farsi preferire, ma con i nostri costi non è sempre possibile.

Un camion per muoversi costa, ad un’azienda italiana, in media 1 euro e 30 centesimi al km. Il dato è riferito ad un veicolo di 5 assi con rimorchio con una vita media di 6 anni e una percorrenza media di circa 100 mila km/anno su territorio nazionale.

In questo € 1,30 si comprende un po’ tutto, il costo di ammortamento del trattore e del semirimorchio, il costo dell’autista (oltre 45.000 euro l’anno), il costo dei pneumatici (quasi 10.000 euro), i costi di assicurazione base (RCA e Incendio e furto che variano moltissimo da città a città e che crescono man mano che si scende da nord a sud), i costi di manutenzione di un autoarticolato che tra ricambi, manodopera e lubrificanti pesa su un’azienda per oltre 8.000 euro, il costo della tassa di possesso, i pedaggi autostradali (stimati in circa 10.000 euro l’anno) e infine il costo del carburante, la voce che più oscilla all’insù ovviamente con i quasi 30.000 euro l’anno. In pratica un autoarticolato italiano costa all’azienda oltre 100.000 euro all’anno.

Come guadagna un autotrasportatore italiano quindi?

Per guadagnare, il camion deve essere sfruttato al massimo, e percorrere almeno 120 – 130 mila km per chi fa il nazionale e superare abbondantemente i 180.000 all’anno per chi fa l’internazionale. Il calcolo trova anche un valido ragionamento se si compara il costo km di € 1,30 con 100.000 km di percorrenza nazionale all’anno delle statistiche nazionali con il costo realmente praticato di € 1,000 dalle aziende di autotrasporto. Infatti, da una ricerca effettuata nel mese di maggio 2006 presso un campione di aziende di autotrasporto italiane, si evince che la cifra tonda di 1 euro sia la cifra con cui vengono effettuati i calcoli dei trasporti con le dovute differenti oscillazioni a seconda di alcuni fattori di fondamentale importanza.

I fattori sono non pochi effettivamente e apportano anche variazioni sensibili nell’applicazione di un’offerta per il servizio di trasporto. I principali sono sicuramente la distinzione tra traffico nazionale ed internazionale, l’area geografica di carico e consegna con particolare attenzione alle zone poco raggiungibili da autostrade o che prevedono valichi o tunnel con pedaggi particolarmente “salati”. Per esempio, per un carico completo da 24 tonnellate da Milano a Monaco di Baviera la tariffa richiesta è di circa 750 euro per 550 Km. Per la stessa distanza, ad esempio Milano - Roma, la tariffa richiesta è di circa 550 euro. Da qui si nota la differenza di applicazione sulla medesima distanza ma la prima è internazionale e la seconda è una tariffa nazionale.

Un altro fattore determinante per la composizione del prezzo è la distanza. Sotto i 250 Km generalmente non viene applicato il costo Km di 1 euro, bensì un forfait orario. Per le medie percorrenze invece è proprio 1 euro al Km la tariffa più applicata (parlando sempre di un carico completo) e per le lunghe distanze il costo Km sale esponenzialmente sino a 1,500 euro al Km. Altra componente della variazione del prezzo è quella fondamentale del peso e del volume.

Sin ora abbiamo sempre parlato di carichi completi, ma l’ottimizzazione delle aziende oggi prevede la meno comoda, ma pur sempre remunerativa consegna multipla con carichi parziali a bordo. Il costo Km oscilla tra i 60 cents e gli 80 cents per i carichi di piccola portata (1-5 tons).

Ulteriore fondamentale variabile è la tipologia della merce trasportata: la merce pallettizzata ha un costo inferiore alla merce a temperatura controllata ed il mondo cisternato ha parametri totalmente differenti. Infine vi è una distinzione anche per il carico di andata e quello di ritorno. L’ottimizzazione di viaggiare a pieno carico sia all’andata che al ritorno, spesso costituisce il vero guadagno per un vettore. Tornare a vuoto è un costo importante per il veicolo. Le aziende di trasporto per le tratte superiori ai 150 Km tendono sempre, o quasi, a effettuare un viaggio di ritorno che consente di abbattere molti costi anche dell’andata e aumentare il margine di contribuzione e quindi di guadagno. Per i viaggi di ritorno, purché non troppo complicati e con troppe consegne, la tariffa accettata scende anche fino a 0,60 euro al Km.

La contrattazione del prezzo tra autotrasportatore e committente, al di là delle tabelle esistenti, è la base per la contrattazione del prezzo con l’azienda, tanto più che con l’abolizione delle tanto rinomate e altrettanto poco applicate tariffe a forcella, ora il prezzo è totalmente libero e oggetto di contrattazione. Inutile dire che alcuni clienti sono più importanti di altri e quindi vengono agevolati. In conclusione l’azienda di autotrasporto guadagna dal 10 al 25 % a fine anno se viaggia almeno 130 mila Km all’anno in Italia e 180 mila se fa l’estero, ottimizzando al massimo il pieno carico su andata e ritorno e limitando al minimo i fermi mezzi. Solo una grande passione può incoraggiare un mestiere così difficile e rischioso.

Alessandro Bassi