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Sorpresa: la UE non crede nel Platooning

Scritto da

Luca Barassi

il 23 marzo 2017

A Sofia si cercano soldi. Soldi per coprire il gap infrastrutturale presente tra i Paesi della Comunità europea. 700 miliardi di euro sono gli investimenti necessari per portare a termine i progetti già cominciati, i 9 corridoi intermodali che attraversano il Continente e, soprattutto i nuovi progetti previsti nel lungo elenco (oltre 400) della UE.

Nell’incontro con la stampa Violeta Bulc, Commissario UE per i trasporti, ha spiegato quali siano le strategie e la direzione che vuole prendere l’Europa: decarbonizzazione, digitalizzazione, focus sulle persone e investimenti privati.
In tutto questo, però, il progetto Platooning, da alcuni mesi fortemente stressato dalle Case costruttrici di veicoli industriali, non trova spazio. Per la commissaria europea sono troppo profonde le differenze legislative tra i Paesi per pensare che si possa arrivare, in breve tempo, ad una omogeneità normativa e quindi ad un adeguato sviluppo anche infrastrutturale.
Peccato, perchè tecnologicamente siamo già pronti, è solo una questione di volontà. Ma tent’è.

Nella prima parte della Conferenza internazionale a Sofia, comunque, si è spiegato come i numerosi progetti da finanziare non possono partire senza l’intervento di fonti private. La UE garantisce i progetti e mette parte del denaro necessario, anche attraverso la Banca per gli investimenti europei, ma è la condivisione del rischio e la forza di grandi gruppi internazionali che possono portare al completamento delle opere.

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