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Si interrompe il servizio container da Venezia al Far East

Scritto da

Federica Lugaresi

il 2 novembre 2016

Il Porto di Venezia è da sempre uno scalo tanto strategico quanto delicato. La progettazione definitiva dell’innovativo sistema portuale offshore-onshore di Venezia che comprende la piattaforma d’altura al largo di Malamocco e il primo terminal container che sorgerà in area Montesyndial a Porto Marghera, è purtroppo ancora in alto mare.

 

L’abbandono – si spera temporaneo – dello scalo di Venezia da parte della linea diretta con il Far East è un “disastro” tanto annunciato da tempo, quanto evitabile restituendo al porto con il VOOPS (Venice Offshore Onshore Port System) l’accessibilità nautica oggi sacrificata al MoSE.

Purtroppo in attesa del VOOPS – la cui progettazione definitiva è stata assegnata al consorzio stabile italo-cinese 4C3 che avrà il compito di sviluppare la progettazione  della diga e del molo container del Terminal d’altura, da collegare al Terminal a terra a Marghera in area Montesyndial con l’innovativo sistema di trasporto nautico delle Mama Vessel – la nave che da 6500 teu (container) passa a 10.000 teu non giungerà più a Marghera perché non ha più modo di entrare e uscire a pieno carico dalla banchine lagunari. Non per mancanza di mercato, anzi, ma per i limiti fisici che lo scalo ha, nonostante l’ingente lavoro di escavo e modernizzazione delle banchine realizzati in questi anni da Autorità Portuale e dagli operatori che hanno fatto di Venezia il secondo più efficiente scalo dopo Genova per la movimentazione container (dati Conftrasporto presentato al Forum di Cernobbio la scorsa settimana).

Una notizia purtroppo attesa che nuoce all’economia portuale, ma molto di più alla manifattura e alle altre attività produttive dell’intero nordest e della Lombardia orientale.

La nave infatti scalerà solo Capodistria per servire dal Nord Adriatico orientale i mercati austriaci e dell’est Europa. I mercati oggi serviti da Venezia (Pianura Padana, Svizzera, e sud della Germania) verranno parzialmente raggiunti con un feeder da Capodistria, ma sono destinati a tornare ad essere serviti dagli scali dell’Alto Tirreno ( se non da quelli del mar del Nord via Gottardo).

Una scelta che Autorità Portuale assieme a Confetra ha stimato costerà alle sole imprese del nordest non meno di 10 milioni di euro all’anno di maggiori costi di trasporto.

Maggiori costi e minor competitività che l’intero nordest dovrà sopportare per ogni anno di ritardo nella realizzazione del sistema portuale offshore-onshore capace di restituire a Venezia, ma anche a Chioggia, Portolevante e Mantova, quella capacità di attrazione dei traffici fondamentale per la crescita dell’economia delle industrie che su essa si basano.

Una miopia delle aurorità “competenti” che sta costando molto cara all’economia veneta e del Nord Est.

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