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Autotrasporto

Fondi 2015: la visione di Trasportounito

Scritto da

Francesca Lugaresi

il 16 giugno 2015

Dispiaciuti di constatare come sulla ripartizione dei fondi per l’autotrasporto (250 milioni di euro, pochi dei quali destinati a finire realmente nelle tasche degli autotrasportatori), trovino conferma le parole del Segretario Generale di Trasportounito, Maurizio Longo, che all’indomani dell’incontro tra Governo e Associazioni di categoria dello scorso gennaio, bollava come “anacronistiche” e ispirate alla sopravvivenza “day-by-day” le logiche sottostanti alla ripartizione delle risorse.
Le voci di costo per l’allocazione delle risorse economiche destinate all’autotrasporto sono le medesime da oltre un ventennio e nonostante ciò, le imprese registrano quotidiane situazioni fallimentari mentre, paradossalmente, le società dei servizi delle associazioni di categoria godono di buona salute finanziaria ed economica. Tutto ciò avviene perché una gran parte delle risorse destinate alle imprese di autotrasporto è intermediato dalle società di servizi delle medesime associazioni che stabiliscono con il Ministero la ripartizione, le modalità e le procedure. E sempre le stesse associazioni, nel Comitato Centrale dell’Albo, decidono come impiegare e ripartire le risorse che vengono drenate dallo Stato e dal pagamento obbligatorio imposto alle Imprese di autotrasporto.
Uno scenario che non struttura il settore, non lo rilancia e soprattutto non aiuta le imprese ad uscire da un perenne stato di agonia finanziaria. A puro titolo di esempio:  
1. l’accesso alla procedura di rimborso dei pedaggi, legata al fatturato realizzato dalle imprese, è fruibile solo da un’esigua minoranza di queste ultime. L’attesa di oltre 2 anni prima dell’accredito sul conto corrente bancario dell’avente diritto appare inoltre uno sproposito. Si ribadisce, pertanto, l’urgenza di una modifica della prassi vigente, concedendo agli autotrasportatori lo sconto direttamente al casello o comunque mediante una procedura immediata;
2. le risorse “liberate” per la protezione ambientale appaiono uno sperpero di danaro, atteso che in tempi di crisi le imprese sono poco propense ad acquistare veicoli di ultima generazione e che la metà del parco circolante nel trasporto merci ha un’età superiore ai 15 anni. Permane inoltre – in tutta la sua interezza – la questione legata alla fuga verso est di migliaia di veicoli, causata dall’elevata pressione fiscale e dall’eccesso burocratico;
3. i fondi per la sicurezza della circolazione stradale, stante la bassa incidentalità del traffico commerciale, possono essere utilizzati per migliorare la qualità della vita dei conducenti. Ritenendo inderogabili la salute e la sicurezza del personale viaggiante, si ritiene che l’estensione del diritto al trattamento pensionistico anticipato per le attività c.d. “usuranti” di cui al D.Lgs. n. 67/2011, rappresenti l’intervento da attuarsi con carattere d’urgenza.

Da Trasportounito

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